Il 10 ottobre nell’ottima Fondazione Feltrinelli di Milano, un gruppo di arditi markettari ha dato vita al B2Bday, nulla più che una giornata di studio sui temi del marketing B2B. Il filo conduttore della giornata è stata questa domanda: il B2B è morto?
 

 

Non è stato difficile, guidati da Alberto Casna, discutere il tema, visto il parterre de rois che si è alternato sul palco. Cosa impariamo dal B2B day? La lista è lunga:
 

  • Io e Gianluca Diegoli abbiamo scomodato i padri fondatori del marketing per ricordare a tutti che soprattutto nel B2Bbisogna vendere il buco e non il trapano“. Un dritto-rovescio che neanche Nadal – Federer tra le stoccate di Gianluca ed il framework che ho proposto io, che riporterò in calce al post
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  • Stefano Luperto ha fatto un intervento molto interessante sulle priorità del CMO: capire la customer journey, lavorare il database enrichment al tempo della GDPR, uscire davvero senza le ossa rotte dal progetto CRM (tutti hanno un progetto CRM), minimizzare il costo per lead e lavorare sulla notorietà di marca
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  • Semplicemente sorprendenti Preerit Souda e Chiara Davanzo, il talk “can chairs talk?” ci ha mostrato operativamente come l’intelligenza artificiale possa essere applicata all’image tagging (e molto di più) per impattare sui processi di marketing. Ed abbiamo finalmente capito che intelligenza artificiale non è un computer che pensa, ma intelligenza umana trasferita ad un macchina. Forse c’è ancora speranza prima dei robot
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  • Francesco Lepre di Moleskine ha portato concretezza al B2Bday, raccontando come un progetto di lead generation nel B2B abbia impattato in tempo 0 sul ROI. Francesco ha introdotto un tema che è tornato tanto ieri, mentre molti pensavano di parlare di lead, lead, lead!

 

 

Quale? Sua maestà, il brand. Tutti ci hanno detto che è possibile dubitare delle tecnologie, delle campagne, dei consulenti.. ma lavorare la marca è fondamentale. Sono state bandite parole abusate come storytelling e motivazione, per fare spazio alla concretezza del dire e alla necessità dell’ispirare fiducia. Come fare? Mettendo al centro l’eroe (il cliente) nelle varie fasi del suo percorso di dialogo con l’azienda e dando sempre un colpo al cerchio del content ed uno alla botte del delivery di quel contenuto. Ed il sales è un markettaro che delivera, ed ha convinto un po’ tutti questa necessità di un vero patto tra marketing e vendite, appare sempre più necessario un incontro nel campo neutro della customer experience.
 


 

La tavola rotonda non poteva tradire, Veronica Civiero ha maestosamente condotto quattro pezzi da 90 del management. Michela Guerra di SAS, Raffaele Zingone di Banca IFIS, Gabriele Maramieri di Quintegia e Andrea Mariella di Puntociemme ci hanno parlato di modelli, filiere, persone, relazioni, fiducia e service design al servizio del cliente. Dalla tavola rotonda ho portato a casa una cosa: nessuna impresa è oggi al sicuro, ma come dice uno degli ispiratori del modello Quintegia “non sono i settori ad essere maturi, ma le strategie che vanno innovate“, mai stato così concorde.
 

Dopo il caffè il rischio di decadimento del tutto era alto, ma Riccardo Zanardelli di Beretta ha fatto il miracolo, il progetto Shooting Data è semplicemente una figata ed in sala non volava una mosca. Ed il B2B non è morto, sta solo programmando. E poi, beh, avete presente Messi, Suarez e Neymar? Anche se la risposta è no credete a me, gente forte. Il nostro Leo Messi è stato Mauro Berruto, quando lo abbiamo fortemente voluto non abbiamo fatto altro che copiare dagli americani, che affidano i Keynote sempre ai non markettari, mai fidarsi dei markettari. L’allenatore delle nazionali olimpiche ha discusso “il gesto dell’allenare:
 


 

E quando più di un partecipante ti dice “mi sono commosso” significa che hai fatto il tuo lavoro. Era quasi impossibile tenere alta l’attenzione a ridosso delle 13 con Berruto alle spalle, ma Fabrizio Martire e Alessandro Facco hanno aizzato il pubblico con due interventi veri, che hanno dimostrato che nel B2B si può fare content marketing di qualità e soprattutto che quella journey teorizzata nel framework.. (eccola qui)
 


 

..può davvero essere scaricata a terra con poche mosse. Non posso non ringraziare i media partner e il supporto tecnico, ma soprattutto tutti quei piloni nel rugby (che li senti quando mancano più che quando ci sono) che hanno permesso di avere un B2B day perfetto. Gloria ed Elisa su tutti, Alberto in regia di tutto è stato spettacolare nel coordinare.
 

Cosa succede domattina? Succede consapevolezza. Che in questo mercato c’è una fame assurda di marketing, che i player ad ogni livello se ne sono dimenticati e che le aziende stanno chiedendo supporto. Bisogna lavorare a vari livelli, dall’educazione e cultura all’azione, dalla misurazione al contenuto, dalle campagne al CRM.
 

L’ambizione del B2B day è quella di divenire community, osservatorio, punto di incontro e riferimento per chi questa filosofia, con questo mood, la condivide e sposa. C’è tanta responsabilità e voglia di fare, ma c’è soprattutto un grazie per chi ha preso il treno alle 4 per venire ad ascoltare e per chi ha parlato dal pulpito mantenendo la promessa fatta: un evento di contenuto, marketta free.

Credits foto: Franz Russo

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