HomeBlogStrategie di MarketingSpotify Wrapped: la prova di quanto amiamo alla follia l’utilizzo dei nostri dati personali

Spotify Wrapped: la prova di quanto amiamo alla follia l’utilizzo dei nostri dati personali

Non si può nemmeno fare un riposino pomeridiano che come ti svegli, oltre a chiederti come ti chiami e quanti anni possano essere trascorsi da quando hai chiuso gli occhi, apri Instagram e lo ritrovi completamente invaso da condivisioni di Spotify Wrapped.

Da quel momento parte la corsa contro il tempo, dieci millesimi di secondo ed hai già aperto Spotify per gustarti il tuo Wrap(ped) cotto a puntino, con poco Ketchup e tanta Maionese.

Ed è così che parte un tuffo nei ricordi di questo 2021 che Spotify decide di paragonare a un film “Se la tua vita fosse un film, tu saresti il protagonista” (peccato che se il mio 2021 fosse un kolossal sarebbe sicuramente “Apocalypse Now”. – ah, maledetto cinismo!)

Ed ecco il brano per i titoli di testa, la canzone perfetta per il primo bacio sotto la pioggia e la canzone ideale da riprodurre mentre sfido con lo sguardo la mia crew avversaria. 

Ma la cosa non mi dispiace, il tuffo nei ricordi intendo, mica sfidare la crew avversaria, quando qualcuno alza la voce me la filo così veloce che nemmeno Marcell Jacobs a Tokyo 2021.

 

Un regalo per i suoi fedeli ascoltatori o una geniale campagna di marketing?

Parliamoci chiaro: Spotify Wrapped non è solo un doppio salto carpiato nei ricordi dell’ultimo anno ma una vera e propria campagna di marketing online, davvero brillante, oserei aggiungere.

Dal 2017, il colosso dello streaming musicale offre a tutti gli utenti abbonati un’esperienza multimediale tramite cui racconta l’anno speso sulla piattaforma, elencandoci gli artisti che più abbiamo ascoltato, le nostre canzoni preferite, il genere musicale in cui ci identifichiamo e persino il numero esatto di minuti passati ad ascoltare tutti i brani.

Ma come è riuscito Spotify a lanciare un’azione di tale impatto tanto da aver inondato i nostri social di hashtag #spotifywrapped e screenshot? In realtà la risposta è semplice: stile accattivante, infografiche personalizzate e colori pop (senza dimenticare anche il quiz interattivo, che non può di certo mancare in un sistema perfetto creato sui dati di ognuno di noi). Il tutto sfornato caldo per essere servito sui Social.

Perché è proprio così: Spotify ha creato negli anni una campagna di marketing che pone al centro l’utente fornendogli un riassunto dei suoi ascolti basato sui suoi dati personali raccolti. Ed è così che, mentre si accende sempre di più l’attenzione verso l’utilizzo dei dati personali, quando anche Apple ci notifica aggiornamenti e preferenze di Privacy, Spotify utilizza i nostri dati e la cosa sembra piacerci davvero molto.

Perché amiamo così tanto che i nostri dati personali vengano utilizzati per una campagna di marketing?

Non sono così all’ordine del giorno le aziende che utilizzano i nostri dati in maniera genuina e non inquietante. Vi devo ricordare io “Hey Greta, apri questa mail e dai un occhio agli articoli che abbiamo selezionato per te”?

Spotify va ben oltre, seminando qualsiasi avversario, dando alle persone non solo l’opportunità di emozionarsi e di condividere i propri gusti musicali, ma anche di impegnarsi socialmente con i propri amici…. per non parlare di quanto ci faccia sentire musicologi scoprire e condividere i minuti totali di ascolto (42.000 minuti Greta, quasi 30 giorni di musica, cari vicini di casa vi chiedo pubblicamente perdono).

Proviamo a guardarla in questo modo: Spotify riesce ogni anno a convincere milioni di utenti a condividere su qualsiasi social annunci Spotify generati da un algoritmo e senza offrire nulla in cambio.

Spotify Wrapped è semplicemente un ottimo esempio di uno scambio equo di dati, in cui nessuna delle due parti è lesa ma anzi: Spotify vince con una campagna online e l’utente se ne esce con una classifica di altissimo livello, che lo fa sentire unico ed esclusivo.

All’improvviso tutti ci sentiamo parte di una magica community e chi non è iscritto sviluppa il desiderio di entrarci subito per condividerne i valori e le esperienze: Spotify sa benissimo che cos’è la FOMO (Fear of Missing Out) e ci fa leva alla grande.

“Caro Babbo Natale, recapita questa letterina a Apple Music e Netflix, grazie.”

Cara Apple Music e caro Netflix, che fine avete fatto?

Credete sia sbagliato chiedersi perché Apple Music si sia limitata ad una sobria playlist, chiamata Replay, con un po’ di statistiche degli ascolti dell’ultimo anno? Volete davvero convincermi che sia per mancanza di dati o per mancanza di fondi da investire in questo progetto? Insomma Steve Jobs, se sei in ascolto, puoi dare una spiegazione al mio amico d’infanzia Matteo in fissa con tutto il mondo Apple, che si è dovuto accontentare di una playlist poco dinamica, poco colorata e di difficile condivisione?

Un messaggio di SOS anche a Netflix: dov’è la classifica interattiva delle serie tv che mi sono letteralmente “sbranata” in nottate insonni e giorni interminabili sul divano durante il periodo di zona rossa-gialla e arancione? Basterebbe anche un quiz a risposta multipla, un cenno di vita, qualsiasi cosa per ricordarmi, anche solo per un momento, che sei il colosso dei servizi di streaming.

Compiti per casa per il 2022: prendere ripetizioni online da Spotify.

Quando la musica diventa parte dell’identità di una persona il gioco è fatto.

Insomma, giunti a questo punto c’è da considerare che Spotify Wrapped è l’esempio lampante di come la musica sia una parte importante dell’identità di una persona e come questa operazione di marketing consenta ad ognuno di noi di esprimerla fuori dalla propria cameretta.

Se il 2020 è stato l’anno che ha gettato dalla finestra tutte le nostre convinzioni e spazzato via qualsiasi sicurezza, il 2021 ci ha insegnato a vivere a testa in giù, accettando di vedere le cose da un’altra prospettiva. Con la normalità capovolta, ognuno di noi ha sentito il bisogno di condividere la propria unicità identitaria, anche tramite Spotify Wrapped.

Perché non posso negarlo nemmeno io, che ho il cinismo nel sangue, che essere rientrata nel 0,1% dei fans più attivi di Vasco Brondi è stato emozionante e una cosa di cui andare fiera (anche se quando parlo con i miei amici credono che Vasco Brondi sia l’inventore del telefono per anziani).

Ma forse proprio per questo mi sento unica e attendo di scoprire con quale altro artista entrerò in fissa nel 2022.

Perché dopo tutto, siamo tutti creature curiose per natura, io per prima.

 
 
 
 

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