Partiamo dalla fine: una vacanza bellissima. Detto questo proviamo a snocciolare alcuni punti interessanti sull’esperienza crocieristica che ho avuto la fortuna di poter fare con Costa Crociere la scorsa settimana, reduce da analoga vacanza lo scorso anno con la più internazionale Royal Carribbean.

Come ha detto il direttore di crociera “non esiste la crociera perfetta”, risulta però almeno strano che egli inviti a compilare il questionario tenendo conto che la compagnia è americana e per gli americani “buono” si dice “excellent” e quindi quando una cosa è “buona” possiamo tranquillamente rispondere “excellent”, mi chiedo quindi a cosa servano le voci “buono” e “molto buono” sul questionario, tranquillizzato però dal direttore stesso che mi informa che “buono” ha una connotazione negativa, che strani questi americani.. (soprattutto in ragione del fatto che sotto a “buono” esistevano altri due gradi di giudizio negativo). Detto del questionario l’osservazione principale che mi viene da fare, e sulla quale invito qualsiasi addetto marketing di Costa a riflettere è legata alle economie di scala: le scelte strategiche di molte compagnie crocieristiche sembrano puntare dritte all’ampliamento di spazi e locali con l’aggiunta a queste vere e proprie città galleggianti di divertimenti sempre più ingombranti, tecnologici ed estremi e con un occhio all’employer branding e servizi di eccellenza soprattutto per quanto riguarda le camere e la qualità del cibo. Resto però titubante di fronte a falle organizzative non direttamente legate all’aumento di costi, mi riferisco ad esempio all’assenza di regole e meccanismi prioritari nella gestione degli shuttle bus e l’inutilizzo di un potente mezzo come la “transenna” che per il popolo italiano civile risulta è imprescindibile e necessaria al fine di creare e mantenere l’astruso concetto chiamato “fila indiana”.

La spettacolarizzazione delle occasioni di acquisto merita un capitolo a parte, che non mancherà ovviamente nei prossimi giorni..Le voci lasciano il tempo che trovano ma se è vero che una signora ospite si è sentita rispondere, alla quinta crociera Costa, dal direttore “Signora, Lei doveva fare una scelta più oculata e cercare un altro periodo e una nave più piccola se non voleva questa confusione” la ricerca delle economie di scala ha prodotto come effetto negativo una diseconomia della confusione che rende, anche a causa dell’imprevedibilità del caos che ha voluto gli episodi negativi concentrati nell’ultimo giorno, la vacanza “bella ma…”. L’invito è quindi quello a non trascurare le piccole cose, anche e soprattutto all’aumentare delle dimensioni, non è un problema degli ospiti se per diventare grandi si “perdono i pezzi per strada”.. il cruise marketing ha ancora molto da fare..