Ieri stavo ascoltando “la forza della banda”, una canzone del 1995 di Ligabue. Come sempre accade in questi casi, per i puristi della prima ora “i cantanti peggiorano, divenendo più commerciali”. Io invece penso che si tratti solo di un malcelato fastidio verso il fatto che gli stessi non sono più intimi come un tempo con noi, perché ora sono mainstream (ne ha parlato anche J-Ax in tante canzoni, “noi no” tra le altre). Comunque la forza della banda era una bella canzone. Penso che il fenomeno sopra descritto sia più o meno lo stesso che mi ha colpito nel leggere gli ultimi libri di Seth Godin: “ah, è diventato un divulgatore”, dice lo scienziato Giorgio Soffiato. Vola basso, Giorgio. Non ho letto l’ultimo libro di Seth Godin, ma conservo un volumetto molto precedente alla “mucca viola” di cui tutti parlano, tra l’altro era il tempo dei titoli forti, non so perché un libro di marketing altrettanto valido come “mandategli un calzino solo” non abbia avuto tanto successo. Il volumetto, dicevamo, si chiama “unleashing the ideavirus”, e parla davvero bene di marketing virale. Giampaolo Colletti ha dedicato un post sul sole, molto condiviso, all’ultimo libro di Seth Godin, il titolo del post è: Il guru del marketing contro i social: «Non servono ai brand, riscopriamo l’attenzione».

Uno dei passaggi “incriminati” è questo:

È un errore vedere i social come un efficace mezzo di marketing di massa. Non è mai stato così. I social sono strumenti limitati e peraltro non ci rendono felici. Quindi un marchio deve affrontare questa verità: la cosa che ha funzionato in passato, che ti ha permesso di vendere roba mediocre a persone normali ora non funziona più ed è persa per sempre. L’alternativa oggi è fare qualcosa di cui valga la pena parlare. Insomma, costruire un’esperienza memorabile.

Sono onestamente stanco. La prima parte è un cavallo di battaglia di Godin, tra l’altro ci ha centrato un libro chiamato “permission marketing”. La seconda invece riesuma ormai credo dalla tomba Pine e Gilmore, ed il loro “economia delle esperienze”.

Ma_di_cosa_stiamo_parlando_ .

Il rischio è che il titolo di cui sopra risulti fuorviante, la lettura per il markettaro medio sarà: “i social non servono più”. Vero. Ma anche no.

Faccio tre considerazioni:

  • I social media sono probabilmente il più grande database di intenzioni al mondo, non è necessario pubblicare un video in push per lavorare di marketing su una custom audience, quindi si può fare tanto anche senza interrompere nessuno, o succhiare la sua attenzione
  • Gran parte delle esperienze oggi risiedono in dinamiche comunitarie e parte del prodotto è la condivisione dello stesso sui social da parte di chi lo usa
  • Vi dice niente la parola customer care?

I social media sono più centrali che mai. Seth Godin ci sta dicendo, ma a mio avviso il messaggio non è passato, di smettere di gridare. Se però nel 2019 ci sta davvero dicendo questo, ed ha sentito il bisogno di ricordarlo, i casi sono due: o è ammattito il vecchio Seth, o il markettaro medio è più mediocre di quanto pensavamo.

Faccio davvero tanta fatica a respirare nel marketing odierno, ed anche nella società. La qualità media dei contenuti è molto bassa e la fusione con il self help rovinerà questo mondo. Stiamo facendo credere ai professionisti che “scrivendo contenuti di valore” faranno il bene dei loro clienti. Ero all’università qualche giorno fa ed una docente ha detto “ho chiesto una PEST ai ragazzi”, ed io ho pensato che tanti self made marketers non sanno cosa sia. Bene ma non benissimo.

Il punto è questo: bisogna servire a qualcosa, ed a qualcuno. Non si tratta di essere emozionali, memorabili, esperienziali o magici. Si tratta di risolvere problemi, dare informazioni, a volte far divertire le persone, alleviare le loro sofferenze o convincerle che quel prodotto può farlo. Dobbiamo scendere dall’ottovolante del marketing iperbolico, ed essere dignitosamente ordinati nel fare 4 cose in croce, funzionerà. Ogni volta che sento che “inserire qui la leva di marketing o il marketing stesso” è morto, rido. E penso al fatto che nel 90% dei casi in cui un cliente con un prodotto degno arriva in agenzia, facciamo due cose:

  1. sistemiamo il sito
  2. attiviamo le campagne

E cacchio se funziona, funziona!

Si, la strategia. Il branding. L’assessment, tranquilli nel pacchetto c’è tutto. Ma dobbiamo smettere di credere che ogni volta vada reinventata la ruota. Sui social c’è e ci sarà un sacco di gente e credetemi, rimarranno per un bel po’ uno strumento di marketing coi controcazzi.

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