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Food storytelling

Da sempre il cibo riveste un ruolo centrale nella nostra vita. Già personalità importanti del passato, con i loro aforismi, testimoniavano questa realtà: ad esempio George Bernard Shaw diceva “Non c’è amore più sincero di quello per il cibo” e Guy de Maupassant “La gastronomia è la mia unica passione seria”.

Oggi sempre più programmi tv, riviste, libri, web site e blog trattano di cibo e ricette. Il web poi si presta molto bene alla passione per il cibo che caratterizza la nostra società, consentendo una maggiore socializzazione in diversi momenti e trasformandoci in “foodies”.

Parlare di cibo sul web è facile, ma raccontare il cibo è cosa ben più ardua. Non sono sufficienti delle semplici ricette, ma bisogna trasmettere emozioni. Per questo all’interno della propria strategia di content marketing bisogna ricorrere allo storytelling.

Alla base dello storytelling vi sono immedesimazione, coinvolgimento, sentimenti, emozioni, valori. Una buona storia per funzionare deve caratterizzarsi per una trama definita, verità, coerenza, chiarezza e semplicità. Le storie coinvolgono emotivamente le persone, le inducono a immedesimarsi e se ciò avviene, sono in grado di innestare spontaneamente un meccanismo virale.

Il cibo poi è una buona base di partenza, perché è già di per sé emozionante. Se in passato si vedeva il prodotto come il risultato finale, senza capire il processo che aveva subito, oggi invece è il cibo stesso che diventa storytelling, cioè occasione per raccontare delle storie: ad esempio la sua origine e il suo legame con il territorio. Al cibo sono stati affibbiati nuovi significati: non ha più un semplice valore funzionale, ma diventa  espressione di sé. È di questo che abbiamo bisogno per sentirci parte di qualcosa, per sorprenderci, per provare emozioni. Che cosa fa il cibo per noi? Cosa rappresenta? Significato, amore, divertimento, intrattenimento, cultura, sostentamento e unione, solidarietà.

Un caso interessante è quello di Whole Foods, una catena di supermercati americana di cibo biologico. Sia visivamente sia verbalmente sul loro sito viene venduto uno stile di vita attraverso una serie di tecniche di narrazione, che potremmo riassumere nel concetto di emotionalizing  storytelling: le immagini accattivanti e la narrazione contribuiscono a far comprendere al visitatore come Whole Foods sia una società ecologicamente consapevole, che si prende cura dei propri clienti e agricoltori/fornitori. I toni caldi e i verdi, un font che imita la scrittura reale, la visualizzazione costante di frutta e verdura e il design del sito web implicano chiaramente una strategia volta a narrare uno stile di vita organic, che l’azienda promette di rendere accessibile tramite i suoi prodotti. Inoltre, Whole Foods dispone di blog ricette stagionali, così come articoli informativi sui benefici del “mangiare latticini bio”, o “i pericoli di residui di pesticidi nelle colture convenzionali”. La crescente community di cibo biologico ha bisogno di questo tipo di storie, in quanto rappresenta un movimento relativamente nuovo ed è in fase di sviluppo. Di conseguenza, le storie che trasmettono l’immagine di uno stile di vita sano, i consigli da cui trarre ispirazione migliorano la vita di tutti i giorni del consumatore attento ad un’alimentazione sana.

Si può notare come anche nei social vi siano numerose foto in cui il soggetto principe è il cibo con un forte richiamo non solo al gusto, ma anche all’estetica. Ad esempio Pinterest e Instagram sono i luoghi migliori per pubblicare le immagini di piatti, ricette & co. in quanto l’impatto visivo è determinante per suscitare una reazione positiva da parte del consumatore. La comunicazione attraverso le immagini è immediata, trasmette  sensazioni, attrae l’occhio di chi guarda. La parola e l’immagine danno sapore e i content diventano un ingrediente necessario che arricchisce l’esperienza d’acquisto. Mangiare è da sempre un’azione condivisa tra persone e i social non sono altro che il luogo in cui si creano nuove community. Diversi sono gli elementi di matching tra queste due realtà, tra i più importanti: la natura conviviale e l’aspetto dell’influenza peer to peer.

La socialità e la tavola, intesa come mezzo per fare nuovi incontri e nuove esperienze, sono elementi essenziali e un certo tipo di cucina o abitudine alimentare diventa importante elemento di interesse, di apprendimento e di community building. Il cibo diventa un oggetto relazionale e il web aiuta a costruire una relazione, diventa un importante mezzo di narrazione che deve richiamare l’intimità, deve soddisfare il bisogno più evoluto di ricerca, di espressione di sé che fa parte della natura umana, sapendo di poter contare su un effetto virale.

(Photocredits Fashiontimes.it)

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