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Worn wear progetto Patagonia

Ogni anno, all’Università Cà Foscari di Venezia nel dipartimento di economia di San Giobbe il Marketers Club organizza in modo impeccabile diversi eventi dalle tematiche più disperate. Questi eventi, che coinvolgono studenti, professori e responsabili d’aziende, non sono solo momenti utili per capire le varie tendenze e strategie in voga nel mercato, ma rappresentano anche un momento reale di esperienza di vita, di condivisione di idee e crescita personale.

La Corporate Social Responsibility è stato il tema per questo #MakeIT19 e Change, Save, React sono state le tre parole chiave.

Patagonia, BMW, 24 Bottles e claim brand industry sono stati gli ospiti che ci hanno raccontato come la CSR è trattata dalle loro aziende e di come investendo in ciò ha garantito loro il successo.

Al termine degli speech abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere ed intervistare Fabio Zardini, Country Manager Italy di Patagonia, che rappresenta da sempre un esempio magistrale di impegno per la salvaguardia del pianeta grazie alle numerose attività che porta avanti.

Considerando il vostro impegno e attenzione verso le tematiche ambientali, come si potrebbe definire la vostra filosofia aziendale in questo senso? Quali sono le iniziative che state portando avanti e che coinvolgono tutti gli strati dell’azienda? 

L’importanza e centralità delle tematiche ambientali per Patagonia la si può facilmente evincere dalla lettura del nuovo mission statement dell’azienda: “We are in business to save our home planet”.

Questa mission coinvolge e determina l’operato di ogni singolo dipartimento, team e dipendente di Patagonia, tutti chiamati ad applicare e verificare questo principio in ogni azione quotidiana.

Abbiamo notato che non ci sono negozi monomarca Patagonia in Italia. Quali sono stati i motivi per cui Patagonia ha deciso di concentrare la sua distribuzione all’ingrosso piuttosto che al dettaglio? 

L’ufficio che personalmente rappresento in Italia si occupa della parte wholesale del business Patagonia in Italia, ma in realtà esistono tre negozi a insegna Patagonia a gestione diretta dell’azienda e sei negozi a insegna Patagonia, ma gestione di partner terzi. I primi dipendono dalla direzione europea retail, mentre i secondi dipendono dall’ufficio Italia. Tutti seguono però le direttive aziendali in termine di immagine e trasmissione dei valori in cui crede Patagonia.

Inoltre, sempre gestito dalla sede europea, è attivo anche in Italia il canale delle vendite on-line patagonia.com.

Quali sono le leve di comunicazione di Patagonia e come avete costruito negli anni la vostra immagine di marca, anche a livello di TOV? 

Patagonia comunica i valori in cui crede e non si astiene dal prendere senza indugio posizione nei confronti dei problemi ambientali e di chiunque metta a repentaglio gli stessi.

Vedi le azioni volte a salvaguardare le aree protette del territorio americano, oppure la decisione di donare ad associazioni ambientaliste l’intera somma (10 milioni di dollari) derivata dagli sgravi fiscali ottenuti dall’amministrazione Trump.

Oppure tutte le campagne ambientaliste fatte proprie da Patagonia e sostenute tra l’altro dalla produzione di film documentari che ne amplificano la portata (Jumbo Wild, Damnation, Blue Heart, Artifishal, …).

Anche quando Patagonia comunica un proprio prodotto, ne sottolinea sempre i contenuti ambientali o sociali. Ricordo che Patagonia ha l’obiettivo a breve di realizzare solo prodottiFair Trade Certified e entro il 2025 di offrire solo prodotti realizzati con fibre riciclate o rinnovabili.

Tre parole chiave per il futuro del brand, da qui a 5 anni?

Carbon neutrality entro il 2025; moltiplicare gli sforzi per sostenere chi lotta contro la crisi climatica anche grazie alla nostra nuova piattaforma Patagonia Action Works; sostenere il progetto Worn Wear per prolungare la durata dei capi di abbigliamento e ridurre l’impatto sull’ambiente.

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L'AUTORE

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