Di Alice Mancuso

L’incubo (per alcuni) del citizen journalism si fa sempre di più realtà. La differenza tra un giornalista “di professione” e un giornalista “improvvisato” può stare nella forma di presentare i fatti, nell’oggettività dell’esposizione, chi critica il citizen journalism oppone resistenza principalmente per due ragioni:

  • Le fonti delle notizie non sono sempre attendibili, perché molti post non risultano firmati dall’autore o, ad ogni modo, non si tratta di una fonte riconosciuta come “istituzionale”.
  • La frammentazione delle notizie non permette di avere una visione dì insieme della notizia che si perde nella miriade di condivisioni che i social supportano.

Sara vero?

Proprio in questo clima di panico da notizia dove non si capisce “chi-ha-detto- cosa-di -chi”, interviene Storify, una applicazione che è già stata sperimentata da testate giornalistiche notevoli (come il New York Times,Bbc, Al Jazeera…) e che adesso si apre allo sharing collettivo, mettendosi a disposizione dei comuni utenti gratuitamente e in pochi click.

Come si vede in questo video Storify permette di aggregare notizie da diversi social (Twitter, Facebook,You tube, FlickR) e di organizzare notizie prese da più fonti in storie compiute. In pratica, si cerca un argomento ( come faremmo comunemente in Google), si sceglie il canale attraverso cui cercarlo (Facebook,YouTube, ma anche Google) e tramite una lavagnetta si riordinano i contenuti trovati organizzandoli in una narrazione.

Riassumendo, la storia dello tsunami in Giappone, potrebbe essere raccontata solamente trascrivendo (anzi con un semplice “drag and drop”) in miliardi di modi diversi, lasciando decidere al gusto e alla sensibilità di ciascuno da quale prospettiva raccontare la notizia.
La rivoluzione che questa applicazione sembra poter apportare è sicuramente notevole: prima di tutto, questo aggregatore permette di mantenere bene in evidenza le fonti da cui si acquisiscono le notizie, ma permette anche di “visualizzare” solo fonti attendibili, quindi al momento in cui si cerca un argomento, il programma filtra al posto nostro i contenuti, accertandone la provenienza.

Attraverso questa applicazione sarà possibile ordinare il fluire continuo di post, commenti, tweet che il web libera in rete e dar loro la dignità di una “notizia”. Inoltre, grazie a Storify, potrebbero catalizzare l’attenzione degli utenti anche storie che se rimanessero frammentate su pochi social, non otterrebbero la giusta audience.

Storify non è l’unica start up che ha pensato di imporsi come “curation” di notizie (diverso dall’aggregatore perché presuppone la presenza di un intelligenza umana che crea un contesto attorno al racconto): Google News è da sempre un noto aggregatore di notizie, i feed Rss permettono di scegliere quali aggiornamenti seguire, Liquida aggrega le notizie dal web per argomento e così via.
La vera novità di Storify rispetto ai tradizionali aggregatori è che permette all’utente di comporre una storia partendo da abstracts provenienti da tutti i social. Discutibile è solo il fatto che in realtà queste storie, una volta composte, non siano indicizzate da Google, almeno per ora…ma c’è da aspettarsi che questa applicazione otterrà l’attenzione di molti e forse anche investimenti per potenziarla.

Grazie a Storify, la figura del “curatore” troverà una nuova accezione: siamo abituati a pensare a “curatore” come colui che si occupa di una esposizione, della sua disposizione, della sua pubblicizzazione e della sua apertura al pubblico, ma in breve tempo esisterà anche quella figura professionale che prende il nome di “News curator” e identifica colui che si occupa di organizzare notizie “sparse” in un contesto di significato.

News in fact che aggrega notizie dal web, invita i propri lettori a mettersi in gioco come curators per valutarne i risultati e iniziare una collaborazione con coloro che dimostrano buone capacità nel costruire storie efficaci. Sicuramente il caso di “News in fact” non rimarrà un esempio isolato della scelta di promuovere l’iniziativa degli utenti e portarli in prima persona a raccontare i fatti quotidiani dietro la loro personalissima regia.

Il futuro del giornalismo sembra aprirsi verso il curation journalism (dei curation tools parlammo in tempi non sospetti) e riaffermare l’utente come primo protagonista del web. Storify ha lanciato una sfida che probabilmente spingerà i media tradizionali a rimettersi in gioco e a far fronte con un nuovo modo di rendere notiziabile ciò che succede nel mondo.
E già proliferano in internet guide su come divenire curator che spaziano dal controllare le parole chiave delle proprie “aggregazioni” fino al fatto di divenire un “infuencer” capace di dare un’impronta del tutto originale ai propri interventi …

Obbiettivo principale della curation è sempre e comunque l’informazione e la capacità di aiutare gli utenti a trovare facilmente ciò che stanno cercando, forse a assurgere quel ruolo che fino ad ora spettava ai motori di ricerca, ma che sempre di più sembra un compito passato ai social network.

Segnaliamo sul tema anche questo bel post di Gloria Neri