Mercoledì 13 giugno, in Aula Magna di San Giobbe, campus economico dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è tenuto il MARKETERs Day 2018, evento dedicato alle diverse declinazioni dell’arte e della creatività.
Gli ospiti della giornata hanno portato testimonianze rilevanti su più settori: Canon per la fotografia, Tony Gallo per la street art, The Good Life per l’editoria e Saatchi&Saatchi per la pubblicità.
In questa occasione abbiamo avuto modo di intervistare lo street artist Tony Gallo, una personalità forte che fa del suo stile unico il proprio cavallo di battaglia. Nato a Padova, dove vive e lavora, ha iniziato il suo percorso creativo con la musica. Solo in un secondo momento si avvicina alla tela e, quasi fosse una conseguenza naturale, passa a spray e murales. La sua sensibilità artistica lo porta a realizzare le sue “fiabe moderne” a Padova, Treviso, Imola, Dolo, Bassano del Grappa fino ad arrivare a Inghilterra, Svizzera e Olanda.

Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte e della Street Art?

È stato quasi un passaggio obbligatorio della mia vita, dato dal mio bisogno innato di creare. Quando ho smesso di suonare nella mia band, mi è mancata quella parte creativa che accompagna la musica e, per colmare questo vuoto, ho istintivamente cominciato a dipingere.
Visto che mi piace sperimentare, sono passato dai pennelli allo spray, infine ai muri.

Hai detto che la Street Art è un filone artistico del momento, come pensi che si evolverà in futuro?

Per me è questo il momento della Street Art. In questo periodo sta raggiungendo un picco di popolarità che serve a educare le persone al mondo degli affreschi moderni. Da adesso in poi ci sarà sempre da lavorare in questa branca, perché viene finalmente riconosciuta come arte.
Poco a poco sta sparendo la funzione politica dei murales, lasciando il posto a una componente più emozionale: vogliamo suscitare e trasmettere emozioni alle persone. In particolare, le mie opere sono a libera interpretazione, ognuno può leggerle a suo modo.

Nel tuo lavoro quanto è importante la componente social?

Molto importante. Nel mio mondo gli artisti sono diversi e ognuno ha il proprio modo di lavorare: io ho scelto di farlo alla luce del sole e mi piace creare continuità nella comunicazione con chi mi segue attraverso i social, dove tutti possono seguire i lavori che sto facendo. Possiamo dire che sui social viaggia il mio biglietto da visita.
Invece sul sito web ho la possibilità di vendere la mia arte anche ai più giovani che, non Potendosi permettere dei murales, possono comprare delle stampe.

“Crea il tuo stile unico. Imponiti di fare quello che ti piace”. È sempre possibile?

È difficile, molti artisti accettano anche progetti che probabilmente rifiuterebbero in altre condizioni economiche. All’inizio io ero fortunato perché avevo un lavoro e potevo dir di no. Quando si comincia ad accettare di lavorare su progetti che vanno contro la tua sensibilità e il tuo stile, poco alla volta, si è destinati a non essere più riconoscibile. Il mio obiettivo è sempre stato portare avanti il mio stile e adesso mi cercano per quello.

Come può la creatività essere coniugata all’interno di una realtà aziendale?

Con sacrificio e credendo in sé stessi. Ci vuole il massimo della dedizione per affermare un proprio stile, però una volta che si riesce, si viene ripagati di tutti gli sforzi. Da soli è difficile, farlo in più persone ancora di più: come quando facevo parte di una band musicale e mettere d’accordo cinque teste era un’impresa ardua.

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