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content marketing

Ogni giorno sul web siamo bombardati di foto, video, testi e contenuti di qualsiasi tipo, da quelli più divertenti a quelli più seri, che hanno lo scopo di informarci ma anche quello di strapparci un sorriso, emozionarci e farci sognare.

L’uomo ha imparato ad esprimersi con le immagini sin da quando abitava nelle caverne, ma è pur vero che è a scrivere che ci insegnano da quando siamo bambini. Viviamo in un mondo dove la comunicazione scritta è uno dei veicoli più importanti per trasferire messaggi e il web non fa certo eccezione. Ma pensare che il testo sia l’unico contenuto che si può produrre è quanto mai riduttivo.

Ne ha avuto innumerevoli esempi lampanti chi il 31 gennaio ha partecipato alla seconda edizione di C-Come, il convegno nazionale su Copywriting, Content Marketing e Creatività organizzata a Roma da Pennamontata di Valentina Falcinelli e Studio Notarfrancesco di Valerio Notarfrancesco. Oltre 200 professionisti ed appassionati di comunicazione on line si sono riuniti per parlare di come è possibile creare contenuti in grado di catalizzare l’attenzione dell’utente.

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L’evento, infatti, ha puntato a mettere in evidenza i casi più interessanti di content marketing dell’ultimo periodo, non solo legati alla produzione testuale, come nel caso della campagna social di Barilla in occasione dei Mondiali di calcio 2014, intervallandoli ad interventi più legati al metodo, come quello di Futura Pagano sulla Digital Strategy.

Anche quest’anno uno degli interventi più interessanti è stato quello di Paolo Zanzottera, CEO di Shinystat e Appocrate.it, che ha raccontato in modo divertente e colorato il modo migliore per fare SEO su App Store e Google Play, con alcune dritte pratiche preziosissime per chi vuole creare e promuovere app di successo.

Tra i momenti più attesi da tutti i presenti c’era sicuramente lo speech di Luisa Carrada, che in quanto a scrittura (non solo per il web) è una delle voci più autorevoli in Italia. Sentirla parlare con calma e precisione fa capire in modo chiaro ed incontrovertibile quanto la naturalezza e l’armoniosità di un testo siano indispensabili per creare un contenuto che sia effettivamente interessante per chi lo leggerà. Con le sue parole ha aiutato i presenti a non perdere di vista mai l’obiettivo di un testo, che non è solo quello di comunicare qualcosa, ma di essere effettivamente utile al destinatario, di dare un motivo forte per continuare nella lettura e una spinta ancora più forte a condividere un contenuto che è stato in grado di arricchirci in qualche modo. troppo spesso, infatti, ci dimentichiamo che prima di Google viene il lettore! A qualche giorno di distanza dall’evento, a mente fredda e dopo le dovute riflessioni, ecco quali sono secondo noi le pillole indispensabili per fare buon content marketing nel 2015:

  • Il testo non passerà mai di moda: articoli ben scritti, aggiornati e puntuali saranno sempre uno dei motori più importanti per catalizzare traffico verso il sito web, che è la vera e propria “casa” on line del brand.
  • I video possono fare la differenza: la vostra timeline di facebook potrà sicuramente confermarvelo, ormai i filmati (nativi e non) vengono condivisi sempre di più, soprattutto se riescono ad emozionare e a strappare un sorriso. Senza poi dimenticare il fatto che Youtube è il secondo motore di ricerca al mondo.
  • La tempestività aiuta la viralità: il caso #CalcioBarilla lo dimostra in modo evidente. Non sarebbe diventato un caso virale se i contenuti non fossero stati condivisi in momenti e in contesti precisi. Le stesse immagini probabilmente non avrebbero avuto lo stesso effetto virale se fossero state condivise anche solo il giorno dopo le partite.
  • I contenuti devono essere fruibili da qualsiasi device: un testo scritto su un sito non responsive è un contenuto che nasce zoppo e che, sicuramente, farà più fatica a viaggiare on line.
  • Non c’è solo facebookMontanus è un progetto di video storytelling nato dalla passione per la montagna di due amici che hanno deciso di raccontare le loro avventure tramite un profilo instagram. C’è voluto ben poco tempo perché si formasse una community forte e coinvolta di appassionati che seguono le loro gesta. E c’è voluto altrettanto poco tempo perché i brand sportivi si accorgessero delle potenzialità del progetto. Ne è nato poi un video che sta girando on line, realizzato soprattutto grazie alle sponsorizzazioni nate da contatti avvenuti on line.

E voi avete qualche altra dritta da aggiungere a questi cinque spunti?

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