Autore: Carlo Mazzocco (qui il suo blog) Recentemente si sta facendo un gran parlare di Enterprise 2.0 e di come i nuovi strumenti di informazione e comunicazione possano dare una nuova spinta alle PMI e favorire un loro rilancio in questo momento di crisi mondiale. I benefici apportati dalla loro adozione (a costo relativamente basso, se operiamo con strumenti open-source) possono essere ingenti e portare addirittura ad un ripensamento e ad un’ottimizzazione dei processi aziendali interni. Dall’altro lato della medaglia, gli ostacoli da affrontare possono essere molteplici e in larga misura dipendenti dalla specifica natura/dimensione dell’organizzazione nella quale si opera.L’ostacolo principale ad un’affermazione del nuovo paradigma sta nel mancato (o scarso) commitment da parte della dirigenza, nella non comprensione delle potenzialità e dei risultati che si potrebbero ottenere da un pervasivo utilizzo di questi strumenti. Ma il punto principale è un altro. Il punto principale sta nel favorire un cambiamento culturale all’interno di ogni PMI che vorrà competere con profitto sia in Italia che all’estero. L’unico modo per sopravvivere e proliferare è cambiare velocemente. Questa sfida non è prerogativa o prerequisito per l’Enterprise 2.0, ma per la stessa vita futura dell’impresa.L’Enterprise 2.0 implica una rilevante componente di change management che, per avere successo, deve tenere in conto la presenza delle seguenti barriere:

  • Cultura: avversione al rischio da parte del management; mancanza di fiducia e di motivazione nei dipendenti; difficoltà nel modificare comportamenti lavorativi affermati.
  • Attitudine del management: scarsa comprensione dei rischi/benefici; timore della perdita di controllo sulle fonti informative e sui processi.
  • Errori nella progettazione delle iniziative: linguaggio sbagliato; focus sulla tecnologia e non sul business; mancanza di un buon business case dal quale partire.

Ross Dawson, nel suo interessante lavoro, propone i passi principali di un processo di governance per ovviare alle barriere di cui sopra:

  • Nominare project leader e sponsor
  • Identificare tutti gli stakeholder.
  • Dare un ordine di priorità agli obiettivi di business
  • Identificare rischi e preoccupazioni
  • Stabilire e comunicare le policy di utilizzo
  • Impatto sull’IT e sui sistemi aziendali

Molto spesso le policy relative al codice di condotta o all’uso degli strumenti IT possono essere riutilizzate ed estese in modo da coprire anche i social media da parte dei dipendenti, dove previsto). Bisogna sempre ricordarsi che i dipendenti vanno fortemente motivati nell’utilizzo di questi nuovi strumenti e, di conseguenza, le policy (per esempio considerando anche l’external blogging da parte dei dipendenti, dove previsto) devono essere facilmente comprensibili e realizzabili.A questo proposito, per cogliere alcuni spunti dalle decisioni assunte da importanti aziende estere (Kodak, Intel, IBM) nella creazione di tali policy, consiglio la lettura di questo interessante post tratto da Mashable.Le PMI possono dirsi pronte ad effettuare un salto verso le nuove tecnologie 2.0 e verso un ripensamento delle proprie modalità operative? Anche se la situazione in Italia sull’utilizzo delle tecnologie web non è proprio da considerarsi rosea, non bisogna scoraggiarsi di fronte alle prime difficoltà.

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