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Knowledge_Management

In un mondo globalizzato, sempre più competitivo e in continua evoluzione le aziende devono saper sfruttare a proprio vantaggio tutti i fattori. Adattarsi all’ambiente che cambia non basta più: occorre trasformare il cambiamento in opportunità di crescita.

Ma in che modo?

Grazie alla valorizzazione del sapere.

Per incentivare la competitività aziendale assume quindi una grande importanza la “gestione della conoscenza” ossia di tutto il sapere, composto da conoscenze esplicite (quelle dei manuali, facilmente trasferibili) e conoscenze tacite (legate al possessore e al contesto, frutto di esperienze, difficilmente comunicabili), che deve poter essere condiviso da tutte le persone appartenenti all’azienda.

È a questo punto che entra in gioco il Knowledge Management, l’insieme di metodi e strumenti software che permettono di identificare e capitalizzare le conoscenze aziendali per organizzarle e diffonderle.

Il termine KM è stato coniato nel 1986 da Karl Wiig in occasione di una conferenza allestita dall’Organizzazione Internazionale dei Lavoratori delle Nazioni Unite nella quale introdusse i principi della sua teoria.

Secondo la sua definizione

Knowledge management è costruzione, rinnovamento e applicazione sistematici espliciti e deliberati della conoscenza per massimizzare l’efficacia legata alla conoscenza di un’impresa e il rendimento del suo patrimonio conoscitivo.

La conoscenza assume un ruolo centrale per le aziende, fonte intangibile di valore in grado di creare un vantaggio competitivo.

Obiettivo del KM è la costruzione di un sapere diffuso: rendere accessibili le informazioni a tutti i dipendenti per migliorare l’efficacia e l’efficienza lavorativa. È soprattutto la conoscenza pratica (il saper fare, le esperienze e competenze individuali e le abilità speciali) che deve entrare a far parte del patrimonio informativo di un’azienda.

Come diceva Einstein

Conoscenza è esperienza. Il resto è solo informazione.

Non semplicemente l’attenzione verso dati e informazioni ma soprattutto verso la conoscenza tacita che deve poter essere codificata e condivisa. Ciò può avvenire tramite l’osservazione del lavoro di un maestro che trasmette il suo sapere agli apprendisti come accadeva nel Medioevo. Occorre creare un ambiente lavorativo collaborativo affinché la conoscenza si diffonda.

L’attenzione è quindi puntata verso le risorse umane: sono i lavoratori che possiedono informazioni e conoscenze la cui esplicitazione e condivisione è obiettivo del knowledge management.

Per raggiungere tale risultato molte aziende hanno iniziato ad usare l’Information Technology che permette di condividere e trasferire le informazioni. In particolare la tecnologia deve supportare tre processi:

  • la ricerca di dati e informazioni per consentire alle persone di svolgere al meglio il proprio lavoro aumentando l’efficienza
  • la raccolta e gestione delle informazioni
  • la collaborazione delle persone per realizzare progetti e sviluppare conoscenze

Grazie all’utilizzo di apposite piattaforme, social software e strumenti del web 2.0 la gestione della conoscenza è sempre più partecipativa. Alla base però ci deve essere la volontà delle persone di considerare la conoscenza come un bene da condividere.

Produrre, trasferire e condividere conoscenza per ottenere un vantaggio competitivo.

Per saperne di più, leggete gli interessanti casi di Eni e di Deloitte.

Serve anche a te? Pensi che la tua azienda ne abbia bisogno?
 

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