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Ammettiamolo, ognuno di noi si è confrontato con l’idea di registrare un video con il proprio smartphone allo scopo di farlo diventare virale pubblicandolo sui social. Chiunque abbia proseguito nell’idea, sviluppandola, dopo aver steso un’ottima sceneggiatura ed immaginato la migliore regia possibile è incappato in due problemi tecnici fondamentali che si sono velocemente trasformati nelle due delle principali cause della mancata nomination ai premi Oscar di categoria:

a) ottenere una buona fotografia cinematografica (il nostro “vedere la luce” è una pura visione ottimistica di ciò che realmente una foto/videocamera desidera), a prescindere dalla bontà della regia.

b) ottenere un audio quantomeno dignitoso (basso volume, rumori di fondo e “l’effetto Papa all’Angelus” sono sempre pronti a peggiorare ciò che potrebbe essere un ottimo video social).

Riguardo la soluzione al primo problema, cioè ottenere la giusta luce mediante la quale illuminare i soggetti da riprendere, il web è pieno di bellissimi trucchi reperibili con una semplice googlata, ma è sempre utile ricordarne alcuni:

  • registrare il video con la fotocamera posteriore dello smartphone, è altamente probabile che la sua qualità sia decisamente migliore di quella anteriore;
  • accendere le luci, possibilmente puntandole in modo corretto, verso i soggetti da riprendere in modo abbastanza uniforme. In caso di necessità, anche delle normali lampade, a piantana o da tavolo, possono migliorare di molto la resa finale della ripresa, od eventualmente preferire un luogo aperto ed illuminato dal sole al buio di una stanza poco luminosa;
  • effettuare le riprese nel luogo adatto, spesso bastano poche accortezze, come ad esempio spostare di poco l’inquadratura frutto di una scelta casuale per ottenere il giusto sfondo.

Il problema dell’audio, invece, resta spesso nell’ombra ed i pochi tentativi che si compiono per risolverlo possono addirittura peggiorare la situazione (“ho alzato il volume ma adesso si sente tutto distorto“). Partendo dal presupposto che “shit in, shit out”, avere un ambiente con una buona acustica in cui effettuare la ripresa audio è fondamentale.

Affinché ciò accada, ecco alcuni piccoli consigli per migliorare l’ambiente di ripresa:

  1. non registrare MAI in una stanza vuota;
  2. se il soffitto è troppo alto è meglio cambiare stanza;
  3. se non disturba le riprese, posizionare un tappeto per terra o avere librerie lungo le pareti aiuterà ad eliminare i fastidiosi riverberi capaci di trasformare la stanza simile alla piazza di San Pietro in Vaticano. Anche delle semplici tende (o lenzuola appoggiate alle pareti) aiutano molto;
  4. se la ripresa audio deve avvenire solo verso una direzione (presumibilmente davanti alla fotocamera dello smartphone) sarà enorme aiuto un orsacchiotto di peluche posto dietro il microfono, per proteggere la registrazione dai piccoli problemi di eco, rimbalzi del suono sulle pareti, e dai fastidiosi rumori di sottofondo pronti a rovinare un buon audio (sbadigli dell’operatore, ventole dei computer presenti dietro la scena, fruscio dei condizionatori accesi).

 

Se non fosse sufficiente, con una piccola spesa ed un investimento di tempo in video ed audio editing si potranno ottenere risultati soddisfacenti, adottando alcune soluzioni:

  1. utilizzare un microfono esterno e posizionarlo correttamente, meglio se vicino alla fonte da acquisire, eliminando quello dello smartphone. Con l’ascesa inarrestabile dei video nei social, i produttori di hardware elettronico hanno messo in commercio diversi modelli di microfoni a condensatore con buone caratteristiche e prezzi abbordabili, con connessioni ideali per gli smartphone, USB e/o lightning;
  2. acquisire in applicazioni diverse l’audio ed il video, ad esempio, tramite iPhone con l’ausilio dell’app nativa per la registrazione video affiancata a Garage Band;
  3. editare l’audio con un software adatto alla regolazione del volume, dell’equalizzazione (spesso modificata per enfatizzare le basse frequenze) e della dinamica dell’audio (Garage Band è sufficiente) tramite l’ausilio di strumenti risolutivi: il compressore ed il limiter audio.

Non occorre spaventarsi troppo, all’interno dei software di editing audio sono già presenti alcuni preset sviluppati dai tecnici audio per risolvere le problematiche più comuni.
Il compressore audio svolge l’importante compito di ridurre la differenza di volume percepito, ad esempio, tra una voce sussurrata ed una urlata, levigando ed uniformando il volume finale della traccia audio senza alterarne la percezione timbrica. Uno dei suoi principali utilizzi è riservato all’ambito musicale (basti pensare ad una qualunque canzone di Tiziano Ferro). Qualcosa di analogo viene applicato, in dose abbondante, alle tracce audio degli spot pubblicitari, che risultano spesso percepiti ad un volume maggiore rispetto ai film che le interrompono .
Il limiter è un particolare tipo di compressore che vieta al segnale audio di oltre­pas­sare un deter­mi­nato livello, cioè, di fatto, protegge la traccia dal fenomeno del clipping (la distorsione tipica di quando si alza troppo il volume della sorgente, con la voce che ne risulta sgradevole e simile a quella di un robot). In questo modo è possibile alzare il volume generale di tutta la traccia audio, mantenendola pulita e piacevole e comprensibile anche se riprodotta dalle normali casse del computer portatile o da smartphone mediocri.

Infine è opportuno sincronizzare correttamente la traccia audio ottenuta con il video acquisito (e magari editato), in quanto una differenza temporale tra il labiale e l’audio rovinerebbero qualsiasi buona propensione alla visione del video. Per ottenere questo risultato velocemente, un ottimo trucco è quello di battere le mani all’inizio delle riprese, in quanto la sincronizzazione tramite il labiale può risultare difficoltosa ed imprecisa. Oppure munirsi di un ciak, che assieme all’orso di peluche cattura-rumori aiuterà a sopportare il carico di stress accumulato durante le riprese.

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