Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook
ovs

Lo scorso 18 novembre, la popolare catena di abbigliamento OVS, ha rilasciato l’esclusivo minisito dedicato a Jean Paul Gaultier for OVS, dove la capsule collection da sera, disegnata dal celebre designer può essere consultata in 2D o in 3D, a seconda della preferenza dell’utente. Protagonisti di un gioco a scacchi surreale, i capi possono essere acquistati attraverso l’e-commerce OVS dal 18 novembre, dal 19 novembre solo in alcuni negozi selezionati.
OVS è uno dei fashion brand della larga distribuzione che ha sempre creduto nell’innovazione tecnologica e nell’esperienza utente all’avanguardia, ispirandosi alle maison e ai marchi di fascia più alta, sperimentando così sempre nuovi canali di vendita e di interazione con il cliente finale.
Al primo Marketers Festival il 26 novembre 2016, abbiamo avuto l’occasione di incontrare Monica Gagliardi, Social Director del gruppo, e di parlare con lei della sua visione della tecnologia come abilitante alla crescita delle aziende del settore moda.

Secondo Monica prima di ogni innovazione tecnologica è fondamentale avere una visone e saper dove andare.

“OVS ha avuto la visione grazie ai suoi 15 milioni di clienti, grazie a quello che i clienti ci raccontano. I clienti sono in continua evoluzione: la nostra visione viene dall’ascolto costante, in questo caso più che di tecnologia si tratta di propensione all’ascolto.
La tecnologia deve permettere di arrivare al cliente in modo facile e veloce, immediato. Spesso succede che quando ti doti di tecnologi puri, la UX non sia realizzata nel migliore dei modi perché un tecnologo non può sapere cosa c’è nella testa del cliente”.

OVS ha sempre tenuto conto dei trend tecnologici che hanno caratterizzato il mondo del fashion in questi ultimi anni, andando a potenziare soprattutto l’esperienza digitale in-store: dal chiosco interattivo dove acquistare da catalogo e-commerce e pagare tramite POS, al ‘Magic Fitting Room’, uno schermo di 70 pollici con videocamera integrata, dove sfogliare le varianti colore e scattarsi selfie, per finire con il Digital Payment via smartphone.
Secondo Monica l’utilizzo della tecnologia ha senso solo se in grado di creare engagement: il dato non è tanto il sell-out quanto l’ingaggio creato dall’idea sviluppata.
Una user experience corretta è un fattore incisivo: chi si occupa di UX deve saper governare il tutto e sapere cambiare in base al cliente.

Cosa vedi nella tecnologia per il futuro?

È una questione di strategia e percorso (customer journey) perché non è detto che l’i-beacon risponda a quello che l’utente si aspetta. La tecnologia è da declinare in base al percorso che hai già disegnato e un bravo stratega deve avere la capacità di selezionare.

Oggi Content is the King, quanto è il potenziale del contenuto per generare conversione?

Non siamo più né negli anni 70 in cui si comunicava il brand con slogan e spot, né negli anni 80-90 in cui abbiamo assistito alla nascita delle promozioni: il content c’è sempre stato, il cambiamento è avvenuto nel cosa comunicare.
Il punto cruciale é: come faccio attraverso il contenuto a rendere tangibile un brand? Un prodotto lo puoi toccare, nel digitale il prodotto deve essere raccontato.
Quello che sta cambiando è come raccontarlo, è interessante vedere l’evoluzione del racconto: oggi siamo nel momento dello storytelling, siamo tutti dei piccoli art director e raccontiamo emozioni.
Più siamo capaci di diventare gli amici di Facebook dei nostri clienti, avvicinandoci a loro e offrendo loro cose utili, più il nostro storytelling sarà efficace.
Abbiamo lanciato il progetto OVS People e OVS è diventato un amico dei clienti, vari partecipanti al progetto contattano ancora l’azienda a distanza di un anno dal lancio.
Un’azienda che trasforma il lettore del content in ‘amico’ ha raggiunto l’obiettivo.
Poi bisogna essere capaci di farli sentire partecipi con continuità, invitandoli agli eventi, facendo loro sentire che prima di tutto ci sono le persone, poi i clienti.
Un’altro esempio è il lancio di un video virale contro il bullismo dove chiediamo alle persone di fare un gesto di ‘stop’ con la mano e di dire ‘BULLISM NO’ in modo che siano sensibilizzati tutte le cerchie di amici.
Il content sarà sempre il nostro RE però attenzione all’evoluzione del racconto.

Se parliamo di Internet of Emotion, tu cosa ci dici?

Emotional branding: se una cosa non crea emozione non ha senso di esistere nel marketing.
L’emotional branding nasce dall’esigenza che viene dall’isolamento creato dai social network. Come azienda crediamo moltissimo nel ROPO (Research Online, Purchase Offline) ma penso che conierò un nuovo anagramma: Research Online, Meet Offline, auspicando che i miei canali e i mei social diventino Point of Emotions.

Commenti