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internazionalizzazione

Photo Credits: Shutterstock

Il 3 e 4 Novembre abbiamo partecipato al Social Media Strategies 2016: l’evento dedicato ai professionisti del Social Media Marketing focalizzato sulle strategie e le novità che si sono susseguite nel corso dell’ultimo anno nel settore. Nella cornice del Palacongressi di Rimini, sono stati due giorni all’insegna della formazione, della ricerca costante e della condivisione grazie agli interventi di 60 esperti del settore.

Noi di Marketing Arena eravamo presenti come Media Supporter dell’evento ma anche protagonisti sul palco con gli interventi di Giorgio Soffiato su “L’integrazione dei social media nella Digital Strategy” e di Alessandro Facco sulle “Strategie di remarketing avanzate sui social network”.

I casi studio e le analisi presentate dai relatori ci hanno permesso di scoprire le ultime novità del settore e le sue evoluzioni future; ma arriviamo al sodo: cosa ci portiamo a casa da questo evento?

Ci sarebbe molto da raccontare su una due giorni ricca di spunti interessanti e suggerimenti da mettere in pratica: dalla Social Strategy al Crisis Management, dalla Startegia Branding fino alla Gamification. Ciò che ho scelto di raccontarvi, parte dall’interessante speech tenuto da Susana Alonso, che consiste nei principali punti da considerare nella strategia d’internazionalizzazione di una piccola e media impresa.

Tre step da seguire

Ecco i principali 3 step da seguire se avete in mente di portare la vostra pmi su un mercato estero.

1. LISTENING

Ogni pianificazione, si sa, inizia con una fase di attenta analisi, che in questo caso consiste nel social media listening. L’ascolto internazionale della rete è fondamentale per capire e comprendere come all’estero gli utenti di un determinato Paese si comportano online nei confronti di un certo prodotto o concetto: ossia quale motore di ricerca usano, quali social network sfruttano o come ricercano un determinato argomento.
Si tratta di una fase estremamente importante che permette di poter percepire le varie sfumature e di individuare quale canale la propria azienda dovrà presidiare nel Paese target. Come sempre, essere dappertutto non ha senso; conviene dunque valutare ogni azione in modo da non compromettere la propria strategia di internazionalizzazione.

L’analisi iniziale consente, inoltre, di conoscere come il prodotto che l’azienda produce viene utilizzato nel Paese in cui si vuole entrare e se una sua certa caratteristica può essere percepita come un beneficio o, al contrario, sarà vista come qualcosa di scontato.
Il social media listening serve, infine, per scoprire quali sono i nostri competitors anche a livello dei social e a individuare le buyer personas a livello estero. Tutto ciò permetterà di capire come porsi nei confronti dei potenziali clienti, quale linguaggio usare e quali contenuti localizzati creare, ossia contenuti capaci di suscitare l’interesse di queste persone.

Il listening deve prevedere anche una fase offline attraverso l’analisi dei dati messi a disposizione da Camere di Commercio e associazioni di categoria.

Al termine di questo lungo lavoro, i dati vanno raccolti in tabelle riportando la conversazione in lingua originale e la sua traduzione. A ogni opinione lasciata da un utente va data una valutazione (positiva, negativa oppure neutra), allo steso modo va dato un giudizio a chi l’ha lasciata.

2. STRATEGIA DI COMUNICAZIONE CON COLLABORATORI ESTERNI

In una strategia d’internazionalizzazione che si rispetti è sempre necessario affidarsi a collaboratori esterni; per un compito così delicato, infatti, conoscere bene la lingua non è sufficiente per considerarsi conoscitori della cultura, della sensibilità e dell’umorismo del Paese target.
Non siate presuntuosi o troppo sicuri di potervela cavare da soli ma rivolgetevi a dei madrelingua esperti, tanto meglio se sono dei locali, da un impiegato del proprio distributore in quel Paese a un’agenzia del posto, fino a influencer e blogger del settore.

3. PIANO EDITORIALE LOCALIZZATO

L’ultimo passo consiste nell’elaborazione di un piano editoriale localizzato che contenga contenuti interessanti per il target di quel Paese. Per individuare gli argomenti e le tematiche il segreto sta nell’uscire dal proprio egoismo e dalla propria mentalità e domandarsi che cosa potrebbe desiderare o vorrebbe leggere il proprio potenziale cliente in quello specifico luogo.

Il piano editoriale andrà studiato e pianificato fianco a fianco con i propri collaboratori esterni in base a quanto emerso in fase di listening. Sono da bandire, inoltre, le mere traduzioni dei contenuti italiani in favore della creazione di veri e propri contenuti in lingua originale specifici per il Paese target; in questo modo la completa ricchezza di significato sarà assicurata e mostrarvi attenti alla cura dei piccoli dettagli farà tutta la differenza.

Ricordate, inoltre, che la unique selling proposition potrebbe variare oltre confine, rimettetevi quindi in discussione con voi stessi e domandatevi perché un potenziale cliente dovrebbe scegliere voi piuttosto che la concorrenza. Fatevi aiutare in questa fase dai vostri importatori e distributori: conoscono profondamente il mercato in cui volete entrare e perciò rappresentano i vostri alleati perfetti.

Per concludere ecco i “mai più senza” di una strategia di internazionalizzazione digitale per una pmi:

– Obiettivi e budget dedicato;
– Tempistiche di almeno 6 mesi;
– Piano editoriale localizzato anziché una mera replica della strategia italiana;
– Le piattaforme giuste a seconda del Paese

Voi avete qualche consiglio da aggiungere?

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