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vazapp

Quando si parla di innovazione, si richiamano alla mente diversi concetti: dalla Silicon Valley ai nuovi modelli di business, dalle startup alla “internet of things”.

Oggi vogliamo proporre una nuova interpretazione del termine o meglio una diversa applicazione: facciamo riferimento, infatti, ad attività imprenditoriali che tradizionalmente non sono mai state soggette a particolari cambiamenti. Parliamo di agricoltura e di come un giovane imprenditore, Giuseppe Savino, ha cercato di portare innovazione, grazie al suo progetto VàZapp’, in un settore che ha profondissime radici.
Partiamo da due dati fondamentali:
●  Nel 2016, sono state più di 20 mila le imprese under 35 fondate in tutta Italia, delle quali il 40% al Sud * .
●  Secondo l’ultimo rapporto della Svimez, risalente al 28 luglio 2016 si registra un aumento del 7,3% delle attività nel settore agricolo, imputato al meridione d’Italia* *.

 

Recuperare le attività tradizionali ma innovandole profondamente, sta diventando un trend in forte crescita. Sempre più spesso infatti si utilizzano gli strumenti del digitale come vettori di innovazione: le leve del web marketing sono particolarmente suscettibili di essere applicate anche ai settori tradizionali dell’imprenditoria. 
Il progetto VàZapp’ è portatore di questa nuova tendenza, in particolar modo tra gli agricoltori del Sud Italia.

Come nasce VàZapp’?

VàZapp’ è un’idea a cui doveva seguire un’azione.
 Nasce dai saldi principi di un uomo che professava i valori della fede e non solo, Don Michele de Paolis e da un incontro in tenera età. Iniziamo insieme un percorso di dialogo con i giovani, prima nei pub della città di Foggia e provincia poi nella mia stessa azienda agricola, creando uno dei primi coworking. Obiettivo di entrambi era quello di realizzare uno spazio condiviso dove poter ragionare sui temi dell’agricoltura e dell’innovazione.


Cosa vuole ottenere VàZapp’?

VàZapp’ è un ponte tra la tradizione e l’innovazione, un Hub promotore di una formazione non convenzionale. In che modo?
Attraverso la creazione di format creativi che hanno come obiettivo la partecipazione attiva degli agricoltori ma soprattutto lo scambio di idee, competenze e passioni che, intrecciandosi fra di loro, alimentano la creazione di nuovi progetti, imprenditoriali e non.

Quali sono i progetti che mettete in campo?

Abbiamo pensato di creare una strategia di comunicazione, online e offline, che stimoli curiosità e voglia di partecipare.

Primo progetto proposto sono le “Contadinner”: 20 cene, in 20 masserie con 20 giovani agricoltori che, attraverso la convivialità di una tavola imbandita delle specialità del territorio,
permettono di scambiare esperienze di vita e competenze, sviluppando sempre nuove sinergie produttive.

Si segue con il “#Ciucciottoday”, evento dedicato ai viticoltori che ha la finalità di esportare la conoscenza e la pratica della “confusione sessuale” nei vigneti, tecnica che viene utilizzata nel Trentino già da 30 anni. In una giornata di formazione, si spiega ai coltivatori come evitare pesticidi chimici attraverso un sistema naturale: l’irrorazione di feromoni che allontanano naturalmente gli insetti. Si mettono al bando, così, trattamenti chimici dannosi sia per l’agricoltore che li inala sia per il consumatore che li assume direttamente nel proprio organismo.

Con “Fuori dalla cassetta” si mettono in campo le esperienze di chi ha deciso di fare il contadino da grande. Nella suggestiva ambientazione creata da VàZapp’, un anfiteatro fatto di balle di paglia, giovani imprenditori agricoli si ascoltano e si confrontano sul futuro del loro lavoro.

È proprio durante questi eventi, organizzati in orari non convenzionali, ma che si adattano perfettamente al ciclo di lavoro della terra, che si parla di digitale, di e-commerce, di facebook: tutti mezzi attraverso i quali gli agricoltori potrebbero incrementare i profitti delle loro imprese.

Come reagiscono gli agricoltori ai nuovi mezzi di comunicazione, mai utilizzati prima nel loro settore?

Molto dipende dall’educazione che possiedono. Non è facile diffondere la cultura del digitale in persone che hanno sempre passato la loro esistenza nei campi, con le mani nella terra.
 Al contrario è estremamente proficuo formare i loro figli, i cosiddetti nativi digitali, che sono cresciuti in stretto rapporto con la tecnologia ed hanno un livello d’istruzione nettamente superiore rispetto ai loro padri e madri. Saranno loro a portare innovazione, ad aprire il primo e-commere di prodotti biologici distribuiti direttamente in città, ad espandersi verso nuovi mercati, come ad esempio quello arabo che richiede vini a bassissimo tasso alcolico, di cui noi siamo uno dei primi produttori.
Un sito internet di un’azienda agricola può diventare il principale volano per la vendita dei suoi prodotti, adattandosi perfettamente alle dinamiche dell’import/export.

Quante aziende agricole hanno un sito internet, al momento?

Pochissime. La nostra attività punta esattamente a questo: se spieghiamo ai giovani agricoltori come utilizzare proficuamente le leve del web marketing non ci sarà solo profitto per loro ma anche per l’intero territorio italiano. Il nostro progetto infatti è scalabile su ogni realtà geografica.
Si potrà realizzare un processo di disintermediazione, così come hanno fatto i grandi del web, come Huber o AirBnB. Il digitale è l’unico modo per dare un futuro all’agricoltura. Partiamo dal presupposto che un consumatore di Milano paga, al supermercato, la nostra uva in media 5 euro al kg. Quello stesso chilo, viene pagato a noi agricoltori 30 centesimi! Se insegnamo come sorpassare l’intermediazione dei grossisti, sfruttando ad esempio lo strumento dell’e-mail marketing per una vendita diretta al consumatore, possiamo creare reddito e sviluppo nonché realizzare una reale svolta nel settore agricolo.

Anche Wired in un suo articolo*** sostiene che “L’innovazione, nella maggior parte dei casi, si applica al processo produttivo, alla promozione del prodotto, alla scelta o alla rotazione delle culture e ai processi di distribuzione e stoccaggio.”

È possibile pensare che si stia vivendo una rivoluzione 2.0 nell’agricoltura?

C’è già e noi di VàZapp’, più di tutti, ne siamo convinti: la nostra rivoluzione è fatta di parole. Il vangelo diceva “In principio c’è il Verbo”, se le parole vengono utilizzate per trasmettere conoscenza ed educare, esse porteranno azioni. Noi utilizziamo le parole per comunicare i nostri più profondi obiettivi e la visione che abbiamo del mondo dell’innovazione. Il termine “contadinner” ti dice già cosa proponiamo, chi sono i nostri protagonisti e quali obiettivi vogliamo raggiungere.
Inoltre, la comunicazione non può che essere ACCOGLIENZA, unione, partecipazione che produce progresso. Il marketing sta andando sempre più verso questa direzione: colpire il cuore delle persone, comunicargli emozioni, disegnare suggestioni che inducano poi all’azione.
Questa è la stessa formula che VàZapp’ sta utilizzando per rivoluzionare il mondo dell’agricoltura.

Visita il sito di VàZapp’ per rimanere informato su ogni attività.

PER SAPERNE DI PIÙ:

* Secondo Movimprese, l’indagine condotta da Unioncamere-Infocamere sulla base del Registro delle imprese iscritte alle Camere di Commercio, cresce in Italia l’imprenditoria giovanile nel secondo trimestre 2016.
** La Svimez registra una crescita del prodotto agricolo conseguente all’annata agraria favorevole, al turismo e all’accelerazione della spesa pubblica per la chiusura del ciclo di programmazione dei Fondi europei 2007 – 2013.
*** Un’indagine di Wired e IBM Italia, in collaborazione con Coldiretti Giovani Impresa, ha misurato il tasso di innovazione del settore mappando l’uso delle soluzioni tecnologiche applicate all’agricoltura.

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