Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook
figli

Perché pubblicare online le foto dei tuoi figli è rischioso, via Shutterstock

I nativi digitali sono per antonomasia tutti coloro che come nascono si troveranno a gestire tutta la loro esistenza attraverso le tecnologie esistenti. Ma i loro primi anni di vita non sono fatti solo di giochi interattivi multilingua e disegni da colorare sul tablet di mamma e papà dove al posto della scatola di Giotto da 36 hanno a disposizione l’intera scala Pantone.

I nuovi nati, infatti, devono avare a che fare anche con i social media, strumenti che iniziano a riguardare la loro esistenza ancora prima che abbiano la possibilità di decidere se crearsi un account o meno. È sempre più comune tra i neogenitori, neozii, neocugini ecc pubblicare una foto del nuovo nato entro le prime 24 ore di vita insieme ad un bellissimo annuncio con nome, peso, orario, stato di salute e varie informazioni sensibili del caso che resteranno impresse a fuoco sul web. La gioia è comprensibile, ma ci sono una serie di cose che è meglio tenere presente quando si decide di pubblicare foto e informazioni sui propri figli e nipoti online.

FATTORI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE PRIMA DI PUBBLICARE LE FOTO DEI PROPRI FIGLI:

  • Stando ai dati raccolti da Children’s eSafety Commissioner del governo Australiano più della metà delle foto dei siti pedo-pornografici proviene dalle condivisioni dei genitori sui social network. La foto del proprio pargoletto che gioca in costume al mare, o che fa il primo bagnetto può sembrare un’idea carina da condividere ma purtroppo qualcuno potrebbe guardare le immagini in un modo ben diverso.
  •  

  • I genitori più attenti non rinunciano alle condivisioni ma si assicurano di tenere nascosto il volto del piccolo. Spopolano le immagini di piedini e manine ma se a queste viene associata la geolocalizzazione, l’idea di protezione potrebbe essere vanificata. La geolocalizzazione infatti rende i bambini facilmente rintracciabili. Allo stesso modo, per i più grandicelli, condividere informazioni relative alle attività come per esempio sport e hobby li rende facili bersagli. Non è poi così difficile indovinare il tragitto che un ragazzino è solito fare per recarsi in palestra, al campetto o in piscina.

 

  • Non va inoltre ignorato il fatto che le immagini condivise dai genitori potrebbero essere motivo di imbarazzo per il figlio in particolare durante il periodo dell’adolescenza. Il cyberbullismo è strettamente legato ai contenuti che circolano in rete e nessun genitore vorrebbe mai sapere di aver contribuito ad alimentare la cosa con un post di 12 anni prima.

Il fatto è che spesso si pubblicano contenuti con troppa facilità, senza rendersi conto delle conseguenze nel lungo periodo. Ognuno saprà prendersi le proprie responsabilità a riguardo ma vogliamo davvero prendercele anche per i problemi che potrebbero avere i nostri fratellini, figli o nipoti?

Commenti