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Si è chiusa domenica la nona edizione del Festival Città Impresa, appuntamento organizzato da Venezie Post diventato negli anni un vero e proprio punto di riferimento per l’ecosistema economico del nordest e non solo. Dopo il successo dell’anno scorso, il centro storico di Vicenza si è confermato il palcoscenico perfetto per questo evento, la coreografia ideale per discutere del presente e del futuro del nostro Paese.

Voler riassumere in pochi punti salienti quanto avvenuto nel corso di tre giorni densi di speech e conferenze, nel corso dei quali si sono avvicendati alcuni tra più rilevanti esponenti del mondo imprenditoriale, accademico, politico e culturale italiano, sarebbe un esercizio di sintesi che porterebbe ad un risultato riduttivo, oltre che pretenzioso. Gli ospiti che si sono alternati hanno infatti trattato molti dei temi più caldi e dibattuti in questi giorni: si è parlato del sistema bancario e dei suoi rapporti con il tessuto industriale, si è discusso sul ruolo dei distretti e della rete di imprese in ottica di competitività internazionale, sui nuovi comportamenti e stili di vita degli italiani, sulla rivoluzione digitale in corso e sul suo potere di rivoluzionare modelli di business e percorsi di acquisto, sui delicati equilibri geopolitici che viviamo e molto altro ancora.

Quest’anno abbiamo avuto il privilegio di partecipare non solo come attenti osservatori e ascoltatori, ma anche come Media Partner dell’iniziativa. Questo personalmente mi ha lasciato diverse sensazioni e spunti di riflessione, che condivido con voi qui di seguito:

  • Fiducia: il periodo in corso non è certamente dei più semplici, ma facendo leva sui punti di forza di questo sistema la macchina può e deve riprendere a correre. È stato evidenziato a più riprese e con diversi accenti, ma il messaggio è passato chiaramente: soprattutto ora che la recessione sembra essere alle spalle, l’imperativo è guardare avanti.
  • Estero: l’Italia ha bisogno di estero, forse può sembra un paradosso, ma nel contesto attuale non si può prescindere dai mercati esteri, alcuni dei quali storici estimatori del nostro know-how e dei nostri prodotti.
  • Digitale: saper fare e far sapere è stato un ritornello sentito più volte nei tre giorni di Festival ed il digitale fornisce i mezzi per poter raccontare il nostro Paese e le nostre eccellenze in tutta la loro eterogeneità. Nell’ecosistema digitale, inoltre, il lavoro sembra non mancare e l’invito ai giovani è stato chiaro: esplorate, leggete e formatevi anche all’estero per poi riportare in Italia il vostro background da cittadini del mondo.

Avanti tutta e appuntamento con il Festival alla prossima edizione!

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