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dati

Analisi dei dati via Shutterstock

Il 26 Settembre scorso ho partecipato al Web Marketing Expo, e tra tutti gli speech, complice anche il mio amore per il Web Travel Marketing, mi ha particolarmente colpito quello di Leonardo Saroni, Senior Product Owner SEO & Strategic Partnership di Booking.com.
Il suo intervento si è concentrato soprattutto sull’importanza dell’analisi dei dati, unico e insindacabile strumento per riempire di significato un’opinione.

Spesso, infatti, le decisioni che vengono prese sul lavoro sono basate su un’opinione invece che su dati oggettivi, senza pensare che un’opinione potrebbe anche essere errata.

Partendo da questa riflessione si è sviluppato l’intervento di Saroni, arrivando infine a darci tre consigli utili per utilizzare un approccio più data driven:

 

1) Sfruttare la site search

La site search, ovvero la funzione di ricerca interna al vostro sito, può rivelarsi una miniera ricca di informazioni.
Utilissimo, in questo senso, collegarla al vostro account di Google Analytics per poter analizzare i risultati e quindi ricevere informazioni sulla User Experience del vostro utente.

Analizzando i dati, infatti, è possibile capire cosa gli utenti vogliono dal vostro sito; ad esempio si può scoprire che cercano un prodotto che noi non abbiamo o di una particolare tonalità di colore, o invece si può capire quali sono i binari morti a cui l’utente non arriva mai, e così eliminarli o modificarli per favorire la ricerca.

La regola chiave per una buona User Experience, rimane comunque quella di semplificare il più possibile la ricerca dell’utente: l’utente oggi è abituato ad essere aiutato nella sua ricerca (vedi Amazon e Google), e quindi si aspetterà lo stesso anche dal tuo sito.

 

2) Analizzare i referrals

Per l’analisi dei dati, è molto utile anche controllare i siti che ci portano traffico di utenti che convertono, e verificare da quali specifiche pagine arriva la vista. Ad esempio, se ci sono blogger che parlano del nostro sito, è utile sapere quali sono quelli che portano anche un traffico che converte.

Partendo da questo dato, è possibile inoltre cercare il persona’s starting point, ovvero il punto di partenza del processo di ricerca dell’utente.
Uno strumento che può essere d’aiuto in questa analisi è SEMrush (http://it.semrush.com/), un tool specifico per l’analisi dei competitor e del costumer journey. Riuscire a capire cosa l’utente cerca nel sito competitor, infatti, può essere uno spunto per creare un contenuto simile o utilizzare delle keyword analoghe.

 

3) Tenere d’occhio i crawl logs

L’ultimo consiglio, è quello di tenere sempre monitorati i crawl logs, ovvero i log di ricerca per indicizzazione che consentono di capire se il nostro contenuto è stato indicizzato o se l’operazione non è andata a buon fine a causa di un errore.

I crawl logs, infatti, possono contenere molte informazioni sul contenuto indicizzato che, se utilizzate correttamente, possono aiutare ad ottimizzare ulteriormente il processo di ricerca dell’utente.

La conclusione dell’intervento di Saroni, quindi, è che servono più dati e meno opinioni, perché;

Without data you’re just another person with an opinion.

W.Edwards Deming

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