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facebook marketing

Facebook Marketing – via Shutterstock

Abbiamo intervistato Veronica Gentili, che ci ha spiegato come rendere Facebook una risorsa per il proprio business.

A ruota libera: chi è Veronica Gentili, e come si vede in futuro?
Sono una web e social media specialist, innamorata del mio lavoro.
Cerco davvero di rendere il web e i social una risorsa di business per le aziende.
Quando il tuo lavoro ti piace tanto diventa parte della tua vita ed entra anche nella sfera privata, per questo motivo gran parte della mia identità è legata al mio lavoro.
Il mio futuro? Vorrei essere una persona realizzata: sia dal punto di vista professionale che da quello personale. Domani vorrei essere una donna soddisfatta delle proprie scelte e dei propri successi.

Strategie e tattiche di Facebook Marketing: come nasce l’esigenza di scriverlo?
In realtà più che da un’esigenza nasce da un incontro con un editore, io non avevo in mente di scrivere un libro.
Poi però mi sono resa conto che l’esigenza c’era: mancava nel panorama Italiano una guida completa e strategica di Marketing applicato a Facebook.
Nell’universo editoriale si trovavano tanti testi, ma una linea completa dalla A alla Z non esisteva ancora. Intendo una guida che segua un percorso, che parta dall’analisi e passando per l’ottimizzazione dei processi giunga al monitoraggio.
Mi sono dunque chiesta: perché non guidare l’imprenditore verso un approccio strategico e pragmatico a Facebook, che continua ad essere un media nel quale tutti stiamo e agiamo, ma soprattutto ci facciamo pubblicità gratuitamente?

Come si crea un Facebook Marketing Planner in cinque punti?
Tutto gira intorno all’analisi.
Analizzare il brand vuol dire identificarne la mission, capire cosa offre e come vuole posizionarsi, e individuarne le attività di marketing in generale.
Il Facebook Marketing Planner non può prescindere inoltre da: un’analisi della reputazione online del brand e delle conversazioni che lo coinvolgono; un’analisi relativa ai competitor e uno studio dei social account per averne una panoramica generale, anche relativa ai fan.
Si passa poi alla pianificazione di obiettivi che possano essere concreti e misurabili ai quali affiancare dei KPI.
Per quanto attiene invece alla fase relativa all’ideazione della strategia, sulla base degli obiettivi individuati e della situazione strategica di partenza, si potranno fare delle considerazioni che poggiano sul budget a disposizione.
Solo successivamente si studieranno le risorse e gli strumenti che possano portare al raggiungimento degli obiettivi.
Ultima, ma non per ordine di importanza, la fase di monitoraggio: l’individuazione cioè degli strumenti adatti al mio budget, alla mia strategia e, soprattutto, ai KPI e alle metriche che ho scelto di misurare.

Una case history che rappresenti un caso positivo: perché ce l’ha fatta?
I primi che mi vengono in mente sono i brand del settore editoriale: hanno visto in Facebook una delle principali fonti di Lead generation a costi molto più bassi della maggior parte dei canali attivati.
Ho osservato pure altre realtà, come per esempio il settore assicurativo in cui Facebook si è dimostrato un ottimo canale per la vendita sia diretta che indiretta, arrivando a portare direttamente decine e decine di vendite ogni mese.
Anche in questo caso si tratta di uno dei primi canali contemplati nella strategia con uno dei costi per acquisizione più bassi di tutti i canali messi a regime.
C’è inoltre un caso a me particolarmente caro: una piccola impresa del settore ristorativo che è arrivata ad incrementare il fatturato del 50%/mese rispetto all’anno precedente servendosi del sito e di Facebook. In questo caso si potrebbe parlare di correlazione: il sito è stato utilizzato come hub di informazioni e Facebook come unico canale promozionale sul quale si è deciso di investire. Il risultato? Quanto detto sopra.
A dimostrazione del fatto che si tratta di uno strumento dal potenziale enorme, se sfruttato nell’ambito di una pianificazione strategica e basata su un’adeguata analisi.
Senza dimenticare il supporto dell’ADV: Facebook non è più uno spazio guadagnato (earned), e non puoi gestire una pagina e renderla veramente una risorsa senza un minimo di budget mensile.

Secondo te le piccole e medie imprese italiane hanno percepito il valore di questo strumento oppure lo guardano ancora con distacco?
Alcune si, la maggior parte no.
Il punto è che non si tratta solo di piccole e medie imprese, anche quelle grandi che potrebbero avere a disposizione risorse non solo dal punto di vista economico ma anche professionale, ancora non hanno capito;
Non hanno capito com’è cambiato il modo delle persone di approcciarsi al brand, dovuto ad una evoluzione dei loro modi di vivere e di informarsi. Facciamo un esempio: la maggior parte delle persone che deve fare un acquisto, al momento della verità (ZMOT), va alla ricerca di informazioni sul web e se non ci sei in quel momento nel modo giusto, non esisti: Questo concetto non è ancora chiaro. Tanti non sanno nulla di siti responsive e considerano Facebook quella “cosa” che può gestire lo stagista di turno; naturalmente prescindendo da un’ottica strategica della gestione dello strumento.
La percezione di questo cambiamento quando c’è fa paura: le aziende preferiscono quindi restare su ambiti a loro più congeniali perché conosciuti, lasciandosi sfuggire grosse opportunità.

In cinque punti: come si fa a rendere profittevole una pagina Facebook?
Prima di tutto bisogna avere degli obiettivi, ottimizzarla dal punto di vista tecnico(quindi rivedere categorie, descrizioni e tab) e allinearla all’identità del brand.
È necessario creare un calendario editoriale ed un piano editoriale che vada incontro agli interessi, i desideri, i bisogni e le curiosità della nostra audience, che è il pilastro fondamentale.
Si tratta di un problema che purtroppo affronto spesso: grandi numeri sulle pagine che sono state create con un engagement e una portata in confronto irrisorie.
Tutte queste procedure devono essere pianificate in un’ottica strategica, e si deve contare su un investimento in ADV periodico.
Personalmente propenderei per un rapporto 80/20, dove 80 è il contenuto mirato all’engagement e 20 è destinato alla promozione.
Serve ovviamente tanto materiale visual ed un’ottima customer care, che sia per le piccole che per le grandi imprese sta diventando centrale nei social.

Il piano editoriale: tu come lo organizzi?
Creo una lista di risorse che ho a disposizione sia a livello di immagini che di contenuti, approvata da chi di dovere.
Sulla base poi dei tempi di pubblicazione (diversi da settore a settore), e del budget a disposizione, pianifico i tempi di distribuzione dei contenuti e, soprattutto, i relativi test da fare.
Senza tralasciare le varie opzioni di ottimizzazione: integrazione con il tono del brand, identità, e tutto ciò che permette ai miei contenuti di essere in linea con i brand.

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