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Scopro quasi per caso in questo giorno di pasquetta questo articolo su “the five most influential people in the future of banking“, non mi interessa tanto soffermarmi su queste 5 persone, quanto sulle lezioni che impariamo:

Open banking

La storia di Matthias Kröner di Fidor Bank è interessante, la banca ha un proprio sistema operativo (come Apple) e chiunque può sviluppare grazie al codice open source un prodotto Fidor. Esilarante l’esempio dell’articolo originale: “sarebbe come entrare in un locale e chiedere un caffè balinese solo perché è più buono di quello che fanno loro, avendo senza problemi il diritto di farmelo”. I Social Media sono serviti alla banca per conoscere i consumatori, per capire cosa volevano. Il punto è che oggi questa banca acquisisce clienti al 20% del costo medio del settore. Il tutto grazie alla sua apertura ed agilità.

Local Banking

La storia di Bank on Dave! è la storia di una persona insoddisfatta dall’attuale struttura bancaria che ha portato “in strada” un modello molto P2P di fare banca, per la verità si tratta molto di più di una finanziaria evoluta ma è comunque interessante capire come un progetto hyperlocal e senza fronzoli possa guadagnare in popolarità senza la necessità di utilizzare metodi di comunicazione convenzionali.

Innovazione dirompente

Piyush Gupta è il CEO di DBS Bank, una banca con 40.000 dipendenti in cui il CEO è anche COO per “avere meglio le mani in pasta”, una banca che ha organizzato Mega Hackaton con 150.000 euro in premi, 250 dipendenti, 160 ventures e 50 prototipi generati. Ulteriore punto fondante, il programma di sviluppo di talento è “in house” non come accade invece per Barclay’s che a Londra “esternalizza” il proprio processo di innovazione a Techstars. L’innovazione non è “solo comunicata”, è molto più difficile farla davvero, ma a tutti i livelli questa banca ne ha sposato i dettami.

Plugin

Forse plugin banking non è la parola giusta. Però Brett King di Moven ispira proprio questo. Una banca che spinge le startup a lavorare per lei e crea “dei bocchettoni” (soprattutto IT) cui attaccarsi, delle “API aperte” in cui far valere le proprie competenze di relazione con il regolatore, di certezza verso la clientela, di sicurezza informatica, lasciando però a chi lo farà sempre meglio di te interfaccia utente, sviluppo e soprattutto ideazione di esperienze di cui il banking è fattore abilitante ma non per forza promotore.

Merito

Non mi interessa in questa fase inserirmi in un troppo complesso discorso su merito di credito, startup, equity ed altro. La lezione di Matteo Rizzi ci porta però a chiederci se davvero “le banche devono rischiare il meno possibile, a quello ci pensano i fondi”. Sicuramente è un tema aperto, però il fatto che le startup sempre più spesso pervadano il mondo della finanza (tanto a livello di surroga rispetto al normale sistema come moven, quanto solo come meritevoli di un round di finanziamento) pone le banche di fronti a nuovi competitor sul loro terreno: il denaro. Fenomeni come il crowdfunding e il venture capital sono elementi da tenere almeno sotto occhio per chi fa banca davvero.

Il mercato digitale passa moltissimo dal banking, molti casi sono stati raccontati in questo settore ed altri ne verranno, questi cinque personaggi sono senza dubbio una fonte di ispirazione privilegiata.

Credits immagine: FT.com

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