Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook
zonin1821

Prendi un produttore di vino, sei gruppi di studenti cazzuti (molti dei quali classe ’94), un giuria eterogenea e una serie di tutor / mentor preparatissimi, e ti ritrovi #winetomany, un progetto interessantissimo che ieri abbiamo avuto la possibilità di vivere in prima persona. In questo post vogliamo isolare gli elementi che compongono un hackaton aziendale (Laura ne aveva già scritto nel 2014) e che possono a nostro avviso guidare chi ha intenzione di organizzare un momento di questo tipo.

La definizione degli obiettivi e il brief

Il brief è una delle cose più importanti all’interno di un hackaton. Non deve essere troppo specifico (il rischio è quello di minare lo sforzo creativo) ma nemmeno troppo generico (i partecipanti potrebbero non capire cosa viene chiesto loro) e va palesato l’output richiesto, spesso in forma di presentazione: uno schema? una serie di idee? L’execution? Il piano di lavoro?

La formazione

Il nostro consiglio è quello di far precedere all’inizio dell’hackaton vero e proprio (o comunque di contaminare il “durante”) un momento formativo per definire un lessico e linguaggio comune. La maggior parte dei problemi si incontra infatti nella scarsa attinenza al brief, non tanto nello sviluppo delle idee, ma come sappiamo “quelli bravi” ci insegnano che sono team, prodotto e mercato a fare la differenza, e non l’idea stessa.

I momenti di lavoro

Nei momenti di lavoro il ruolo dei mentor è fondamentale, e spesso si soffre nei team un problema di composizione iniziale, troppi economisti/markettari, pochi sviluppatori, pochi designer.. queste sono tre figure che devono essere equilibrate nei vari progetti.

La giuria

Il lavoro eccellente fatto da Zonin è stato a nostro avviso anche in questa fase, la contaminazione di figure provenienti dal mondo del vino, del teatro, dell’economia, del digital, ha portato ad una discussione molto accesa perché ognuno ha voluto premiare lo spunto più affine al proprio mondo, ma a mettere d’accordo tutti è stata la globalità e la complettezza del progetto, alcuni dei criteri di valutazione:

  • Originalità
  • Attinenza al brief
  • Innovazione
  • Realizzabilità
  • Valore potenziale

La potenza di un hackaton aziendale può essere devastante, vi sono moltissime sfaccettature che si possono indagare (Zonin ha lavorato coi giovanissimi perché tra i suoi temi vi era appunto il mercato degli under25 ma avrebbe potuto lavorare con gli studenti del master per ottenere senza dubbio un piano di management più strutturato, ma forse meno dirompente o comunque meno “giovanissimo”). Il merito di Zonin è stato quello di costruire un mix di esperienza, divertimento, management ma soprattutto ha ottenuto due vantaggi in uno: diffondere la cultura del vino (anche su potenziali untori di domani) ed ascoltare il proprio mercato.

L’obiettivo primario di un hackaton non è quello di portare a casa “la pappa pronta” disintermediando l’agenzia, ma è quello di ottenere degli spunti creativi. Secondo la nostra visione le fasi di follow up e l’ambizione di “scaricare a terra” sono passaggi fondamentali per fare di un hackaton qualcosa di veramente interessante e soprattutto per mettere questa attività a sistema nel reparto di ricerca e sviluppo aziendale

Le potenzialità sono elevatissime, le aziende dovrebbero pensarci su.

Commenti