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Uber-Spotify

Una decina di giorni fa è stata annunciata la partnership tra due delle startup più discusse e chiacchierate del momento: Uber e Spotify. Spotify attualmente domina, non senza polemiche, il mercato dello streaming musicale, mentre Uber si sta posizionando come il servizio alternativo numero uno al taxi nelle grandi città.

Entrambe trovano pareri molto discordanti soprattutto tra gli addetti ai lavori dei due settori, ma sono senza dubbio accomunate dal successo di pubblico ottenuto finora.

Prendiamo Spotify ad esempio che, secondo le ultime dichiarazioni di Daniel Ek fondatore della piattaforma, avrebbe superato i 50 milioni di utenti, di cui 12,5 con abbonamento premium (erano 10 milioni solo sei mesi fa). Non mancano le polemiche, con il caso “Taylor Swift” e con un sistema di revenue sharing che non ha ancora soddisfatto gli artisti. Tralasciamo la discussione e vediamo in cosa consiste questo nuovo patto tra i due giganti.

Fondamentalmente Uber ha integrato parte del servizio offerto da Spotify, permettendo al cliente di Uber di ascoltare la propria musica durante il viaggio sul mezzo selezionato.

Come funziona?

  1. Si connette il proprio account di Spotify al profilo Uber
  2. Si effettua la richiesta di viaggio tramite l’app di Uber. Se l’auto selezionata è abilitata al servizio, comparirà all’interno dell’app una barra dove poter collegare i propri ascolti di Spotify.
  3. A questo punto sarà sufficiente selezionare la musica che si desidera ascoltare durante il viaggio, sia essa contenuta in una playlist o da catalogo.
  4. Montati sul mezzo, l’impianto stereo riprodurrà la musica precedentemente selezionata, offrendo un’esperienza di viaggio ancora più confortevole.

Le prime dieci città interessate dalla partnership sono Londra, L.A., Mexico City, Nashville, New York, San Francisco, Singapore, Stockholm, Sydney e Toronto. A breve il servizio sarà ampliato alle altre città dove Uber opera.

Che risultati possono ottenere i due brand da questa unione?
Senz’altro un bel buzz nel web in un’ottica puramente di comunicazione. Entrando poi nello specifico, Spotify diventa sempre più pervasivo nella vita dei propri utenti, limitando sempre più le occasioni di “non ascolto”, azione intrapresa primariamente con la versione mobile gratuita. Banalmente inoltre può ottenere qualche stream in più da parte degli utenti, anche se probabilmente l’obiettivo core è “più alto”.
Uber invece arricchisce il proprio servizio, posizionandosi in un segmento sempre più differente da quello del servizio taxi, offrendo un’esperienza sempre più personalizzata; Uber inoltre può beneficiare di un vasto database di potenziali clienti, già utenti di Spotify.

Risulta chiaro inoltre come le due aziende stiano cercando di rispondere alle numerose accuse (per Spotify quella di pagare troppo poco gli artisti; per Uber quelle di rubare il lavoro ai taxisti) proponendo un evoluzione del servizio, cercando di guardare avanti anche in un ottica di redditività futura.

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