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romina savi
Abbiamo fatto qualche domanda a Romina Savi, giornalista che si occupa di enogastronomia ma non solo, che ha lavorato con prestigiosi brand del settore enogastronomico.
In questa intervista ci dice la sua su comunicazione e PR nel settore food…

Si presenti al nostro pubblico: chi è Romina, e cosa fa?
Piacere Romina Savi.
Per quanto riguarda la mia formazione, mi sono laureata in Economia e Commercio ed ho sempre avuto la passione per il cibo. Presso Upstream mi occupo di comunicazione e PR.

In che modo il settore ittico può sfruttare pienamente le opportunità offerte dal web?
Perché il il mondo online è un mare di opportunità.
Prendiamo Upstrem per esempio: il prodotto si è subito ricavato una nicchia alta, il sito, oltre ad avere una veste graficamente invitante, si presenta ricco di immagini e informazioni, proprio perché si tratta di un prodotto che necessita di essere spiegato. Comunica un prodotto diverso e spiega il motivo per cui lo è.
È facile intuire quanto e come il sostegno nell’etere permetta di ottenere visibilità, rapidità, un’attività più viva e costi notevolmente più contenuti.

La comunicazione off line quindi è morta?
No, credo che la comunicazione off line abbia un ruolo importante, nonostante debba essere necessariamente sostenuta da quella online.
Gli utenti vogliono ancora vedere eventi e lanci stampa concreti, toccare con mano qualcosa che sia tangibile.

La sua giornata tipo nell’ufficio stampa dell’azienda.
Difficile definire una giornata tipo.
Mi confronto continuamente con le persone che lavorano all’interno dell’azienda e condivido con loro informazioni. Da questo dialogo nascono sempre concetti nuovi.

Il rapporto tra settore ittico e i social media: 3 cose da fare e 3 cose da evitare.
Le cose da fare?
Primo: comunicare ma non “sovra comunicare”, in modo da ottenere un feedback spontaneo. Secondo: essere costantemente aggiornati. Terzo: una gestione dei contenuti strategica. Le foto del prodotto e le ricette devono raccontarne la storia, far vedere come si prepara un piatto, trasmettere valori.
Per quanto riguarda le cose da non fare, di norma bisogna non essere inattivi e dare risposte agli utenti, in sintesi: comunicare, sempre.

Lei è anche una food blogger, qual è lo stato dell’arte del settore food italiano? Cosa si dovrebbe fare per migliorarlo?
In realtà sono una giornalista che si occupa di enogastronomia.
Lavoro in questo mondo da quattordici anni e noto che adesso sembrano tutti esperti, vedo poca qualità, un’attività finalizzata a mettere “una tacca” sul ristorante.
Naturalmente ci sono dei food blogger bravi ma intravedo parecchia confusione.
La ricetta per migliorare? Bisogna selezionare sulla base delle competenze e della professionalità.
Sarebbe consigliato farsi vedere meno, anche per rispetto nei confronti dello chef.

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