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design process

Brevissima riflessione del sabato, che parte da un post di medium dal titolo How Prototyping is Replacing Documentation in cui il capo designer di DesignMap dichiara “gravemente ferito” l’approccio documentale alle presentazioni e soprattutto all’output di progettazione, a vantaggio dei prototipi. In passato mi ha molto colpito l’idea della pre-totipazione, un’idea che trova riscontro nel pensiero di molti designer di oggi, in particolare l’articolo punta su alcuni concetti forti:

  • Se si lavora in un team agile e dinamico il prodotto finito potrebbe essere molto diverso dalla documentazione con cui lo si è presentato.
  • Le persone non leggono i prodotti, interagiscono con gli stessi. Uno dei problemi che più spesso si incontrano presentando un progetto è legato alla capacità di comprensione del cliente. È evidente che la condivisione di uno stato di avanzamento “preliminare” (un wireframe al posto di una grafica) porta il vantaggio di lavorare con il cliente già dall’impianto di base, ma anche lo svantaggio di richiedere all’interlocutore una forte immaginazione sul “come funzionerà” in loco di “come funziona”

L’autore individua diverse tipologie di prototipi e strumenti di sviluppo degli stessi:

  • Prototipazione cartacea (presentazione su tavole)
  • Prototipazione visuale (keynote o power point)
  • Prototipazione “cliccabile” (insieme di documenti es. PDF cliccabili e interattivi)
  • Prototipazione a wireframe (prototipi realizzati con strumenti come invision che permettono di arrivare ad una prima bozza di esperienza di navigazione)
  • Prototipazione ad alta fedeltà (sviluppo di progetti già parzialmente funzionanti e fedeli al risultato finale)

L’articolo rimanda al post “Vive le prototipe“, assolutamente da leggere. Oltre ai tecnicismi “da designer”, l’articolo indica cinque strumenti che anche chi non è in grado di scrivere codice può utilizzare per la prototipazione:

Perché uno studio di consulenza strategica o una realtà di marketing digitale dovrebbe conoscere e utilizzare questi strumenti? Per diversi motivi. Prima di tutto “il trittico” grafica-codice-contenuto (per i puristi design-sviluppo-strategia) vive un processo di contaminazione difficilmente reversibile, la strategia entra nel processo di design e lo stesso impatta anche sulla promozione del prodotto finito (pensate alla costruzione di una landing page), così come lo sviluppo impatta sulla SEO, e viceversa. Oltre a questo va considerato che a livello commerciale una presentazione è spesso “un investimento” e se 10 slide le sappiamo fare tutti (insomma), l’idea di sviluppare un prototipo funzionante garantisce un effetto wow di non poco conto e soprattutto permette di parlare la stessa lingua del cliente, soprattutto in un’epoca in cui la mediocrità di idee e l’appiattimento verso il basso di tanti professionisti garantisce spazio per fare la differenza. Oltre a questo, è sulla funzionalità e sul prototipo come base per la discussione, il confronto e il dibattito che si gioca un altro ruolo chiave per presentarsi al capezzale delle slide e sposare la causa di invision e soci. Le domande aperte sono tante, dal rischio di farsi inebriare dallo strumento alla necessità di seguire pochissimi progetti per ogni team per lavorare ad alto livello, fino all’alto investimento umano che questo modo di lavorare comporta (quindi il cliente deve meritarselo). La strada che porta alla qualità sembra però decisamente costellata di questi nuovi e diversi processi. Una sfida nella sfida, ma di certo anche la convinzione che nell’approfondire queste tematiche, un web marketer sta tutt’altro che perdendo tempo.

Credits immagine: http://www.designmap.com/

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