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cannone

La premessa è che chi scrive non perde occasione di dichiararsi orgogliosamente Rodigino (quindi italiano), e che non sono 13 giorni a zonzo tra Melbourne e Sydney a formare le opinioni delle persone, però alcuni degli istanti vissuti in una vacanza lontano portano a riflettere in maniera importante. La prima impressione che ho condiviso su Facebook appena arrivato è stata la seguente, la riporto:

qui in Australia ogni paese ha un suo sito e account social (ma non è questo il punto) ma soprattutto conferma l’impressione che ho ogni volta che viaggio: gli altri non hanno NIENTE ma sono in grado di valorizzare il proprio poco, noi abbiamo opportunità folli (la tipa del tourist office è svenuta quando ho detto che sono di “near Venice”) ma non ci avviciniamo minimamente al livello di servizio e intelligenza estero (dopo avermi consigliato il tour per vedere i pinguini mi ha spedito al booking due sedie più in la e quindi mi ha venduto un prodotto). L’Italia non riesce a suicidarsi solo perché la sua bellezza non le permette di farlo ma il turismo ha tantissimo da imparare da chi ha meno e ha fatto di necessità virtù #daicazzo

La confermo alla fine di questo viaggio, facendo mia la frase di uno dei tre italiani cui ho chiesto se sente la mancanza della terra madre: “questo è un paese in cui funziona tutto, ma hanno il museo di 007 e una via dedicata a Batman, io amo la mia casa (Cecina, ndr) e preferisco stabilizzarmi in un posto che seppur con qualche menata mi rende felice, nel frattempo ho fatto quattro mesi nelle farm in tanzania, ho comprato un camper e non ho fretta di tornare, faccio surf“. Il primo fatto reale è che in Australia tutto funziona a meraviglia, dagli aeroporti alle autostrade, ma soprattutto sono bravissimi a valorizzare le cose. Abbiamo battuto strade e solcato valichi ma in nessun caso abbiamo trovato scorci o panorami non rintracciabili in Italia, certo il sole.. le onde.. ma non ci manca nulla. Però sono bravi a farti venire la voglia di andarci, ad accompagnarti con un tour, a fondere l’esperienza enogastronomica con quella turistica, a parlare e a parlarsi, ad utilizzare la tecnologia come supporto all’esperienza vissuta, ad abilitare con il wi-fi gratuito ovunque la condivisone e la creazione di storie da parte dei fruitori stessi. Vivono un federalismo cittadino (Melbourne, the place to be) e regionale (This is Queensland) che nel turismo potrebbe far bene anche a noi.

Dal nulla comunicato come tutto, l’Italia può imparare una grande lezione che non è solo di storytelling, è anche di management, una banale “bolognese” da Fratelli Fresh ti stupisce due volte, la prima quando scopri che il proprietario è un neozelandese, la seconda quando vedi funzionare il concept di ristorante e supermercato di prodotti “tipici” italiani, ove rabbrividisci nel vedere marche di olio e pasta più o meno sconosciute da noi. Tentativo comunque lodevole. La lezione è che il brand Italia nel mondo vale oro, e che stiamo evitando di cogliere opportunità in due ambiti: colonizziamo poco internazionalizzando (solo il fashion lo fa) e ci facciamo colonizzare troppo, ma non ci facciamo visitare perché non siamo pronti a raccontare le nostre bellezze. La sola parola “Venice” scioglie ogni straniero, e ce ne dimentichiamo troppo spesso.

Abbiamo detto di un turismo che valorizza l’inesistente e di un mondo del food che non conosce ristorazione di qualità, finiamo col fashion dove Sydney si rivela “Londra col sole” ed i modelli retail sono quelli assolutamente globali, ma anche qui l’italianità è sinonimo di lusso e alta scuola, un lusso che non si rispecchia nel gusto dell’Australiano medio che potrebbe imparare tantissimo dalla scuola italiana, ma un anche che non conosce crisi grazie al business man che senza dubbio gradisce vestire Canali o alla signora che ama Prada. Ma attenzione, anche longchamp o loboutin.

La cosa che più colpisce comunque, è l’aria. Un’aria di fiducia che traspare dalle tante “vacancy” (ricerche di lavoratori aperte) che rende la città frizzante e soprattutto non fa respirare nessuna di quelle preoccupazioni purtroppo palpabili in Italia. Al tempo stesso il VISA (permesso di lavoro e residenza) è poco affrontabile oltre il secondo anno quindi per molti italiani il sogno australiano rischia di finire dopo poco, e al tempo stesso quelle foreste stupende e quei koala giocosi rischiano di divenire sinonimo di monotonia quando per 1.000 kilometri ti trovi di fronte foreste stupende e koala giocosi. L’Italia deve puntare su varietà, cultura, storia e gusto. Questi asset sono i figli di un heritage per noi innato che non riusciamo a toglierci nemmeno a suon di litigi e scorribande politiche. Dobbiamo però imparare a far funzionare le cose e a raccontarle, appena l’Italia darà un segnale anche tutti i cervelli in fuga e i giovani che raccolgono frutta nelle farm in Tanzania per poi comprare un camper e respirare libertà saranno pronti a tornare a braccia aperte.

L’Italia però deve decidere se giocare questa partita, Rome wasn’t build in a day ma non è detto che prima o poi non riusciamo a distruggere anche un patrimonio di tanta grandezza. Ognuno di noi però può fare qualcosa. Anche cominciando con un sorriso o semplicemente rimboccandosi le maniche.

augurio

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