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distretto-Belluno

Il distretto dell’occhialeria di Belluno ha origini lontane, le prime fabbriche risalgono alla seconda metà del 1800 e da lì in poi è stato un continuo crescere di imprese, di produzione e di fatturati. La crescita è stata talmente esponenziale e concentrata nel tessuto veneto che l’industria italiana dell’occhiale è tuttora costituita prevalentemente dall’apporto del distretto bellunese.

Nei primi anni del nuovo millennio, dopo anni di stabilizzazione economica, cominciarono a verificarsi i primi segnali di una incombente fase di declino.
Nel caso specifico del distretto bellunese l‘aumento dei concorrenti esteri, per effetto della globalizzazione, ha portato un vantaggio per le grandi imprese le quali hanno visto nell’apertura ai mercati esteri delle nuove opportunità di business, a discapito delle PMI che invece hanno dovuto fronteggiare un aumento della concorrenza, dalle scontate conseguenze negative.

Il fattore generazionale, in particolar modo parlando dei figli che continuano l’attività nel distretto iniziata dai padri, ha comunque giocato un ruolo importante, spesso infatti i figli decidono di intraprendere percorsi di studi che offrono sbocchi lavorativi completamente differenti, portando così anche ad un calo demografico delle imprese.

Alla luce di questi importanti cambiamenti economici l’attuale configurazione organizzativa è basata sulla presenza di poche grandi imprese che gestiscono più del 90% del fatturato (in pratica quasi tutta la produzione ed esportazione) e di tante PMI che gestiscono la restante fetta di torta. Si tratta quindi di un modello tipicamente gerarchico dove chi comanda sono le imprese leader, a discapito delle PMI.

Delineato l’assetto organizzativo, le politiche intraprese per fronteggiare i primi sintomi di una incombente crisi furono le seguenti:

  • sviluppo e design del prodotto che hanno consentito di rivoluzionare il concetto e l’uso dell’occhiale, non più come semplice strumento ottico ma anche un oggetto di moda, un accessorio personalizzabile, su misura per l’utilizzatore. Viene rivisitato il concetto di occhiale, non più come “semplice” strumento ottico per ridurre le mancanze oftalmiche ma anche quale accessorio da indossare in grado di rispecchiare la personalità di chi lo indossa. Non è un caso che vi sia un continuo aumento delle collaborazioni con gli stilisti ed artisti del settore moda;
  • la ricerca e sviluppo di nuove tecnologie nell’utilizzo di materiali innovativi, come ad esempio il carbonio, hanno portato alla realizzazione di montature ed aste flessibili o ultra leggere che rispondono ad esigenze di comodità e praticità per chi ne fa un uso quotidiano;
  • altre imprese invece hanno virato nella produzione specifica per determinati settori lavorativi e professionali, basti pensare agli occhiali come strumenti da lavoro utilizzati dai medici.

Alla luce di tutto ciò un distretto così delineato può risultare vincente dopo i cambiamenti apportati? Difficile dare una risposta univoca in quanto da un lato in un modello organizzativo gerarchico vengono meno i rapporti inter-organizzativi tra le imprese stesse, e dunque si rischia di sfilacciare quello che viene definito il tessuto distrettuale, elemento essenziale per la sua sopravvivenza; ma è anche vero che, per la particolare configurazione e caratteristiche delle imprese che vi appartengono, si è venuto a creare un modello efficace e vincente dove, invece, altre imprese appartenenti a distretti di settori differenti non sono riuscite a riprodurre gli stessi effetti. Il distretto orafo Vicentino ne è un chiaro esempio di come una scarsa attenzione ai fattori di cambiamento abbia portato al declino di un distretto seppur innovativo nel suo settore.

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