Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook
prigioniero

Lercio è un quotidiano bellissimo, una via di mezzo tra Il Vernacoliere e Buzzfeed, uno spazio che usa l’ironia pungente, a volte eccessiva ma non sempre, per generare rumore e condivisioni sui Social Network. Un mondo, quello delle condivisioni, che avevamo già esplorato parlando del fenomeno Upworthy. Non male ad esempio i 20 mila like Facebook alle pagelle di Italia – Costa Rica di Calciatoribrutti.com , numeri che cominciano a far traballare anche le certezze di rinomati giornali. Sarà forse per questo che su repubblica di oggi appare un articolo su uno “studente prigioniero della statua vagina” che Zurich Connect si pregia sponsorizzare senza preoccuparsi di brand sentiment rispetto a questa deliziosa sovrapposizione che documentiamo

studente prigioniero

Per non essere da meno il Corriere di oggi ci regala la sempre verde Belen (pur dedicando a sua volta un articolo alla statua vagina, ne va dato atto) mentre soprassedendo sull’uomo che senza braccia e senza patente guida una mercedes a Zig Zag, ci avviamo direttamente al dettaglio della condivisione di un’altra testata nazionale che parlando del delitto del momento (di una minorenne, se decenza ne fosse rimasta) si gioca una nota tattica di social media management per racimolare like:

si tratta di

Non ci dilunghiamo sulla nota televisione che mendica un retweet da chi spera che l’Italia passerà il turno. Domanda: questo è giornalismo? È anche per questi articoli che vengono percepiti dei contributi statali? Questo non è un articolo contro i giornalisti, è un articolo contro il giornalismo, e contro un ruolo che rivendica una penna più fine di quella del blogger, rifiutando a pié pari qualsiasi paragone. La verità è che questi contenuti non sono scritti da giornalisti (percepiti dall’interno come un gruppo isolato) ma da una redazione pagata (poco) per far proliferare le pageview, vera metrica di riferimento di chi sviluppa campagne CPM. Purtroppo dati impietosi confermano che questa non è la strada giusta e che i giornali e i giornalisti dovranno prima o poi fare una scelta tra tornare a perseguire la qualità o buttarsi del tutto sul modello Lercio. Non è pensabile che lo stesso brand che la domenica pubblica lo stupendo “La lettura” si veda costretto on line in un soleggiato lunedi mattina a parlare di giovani incastrati in statue a forma di vagina, la dignità prima di tutto.

Commenti