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social bot

Un articolo di MIT Technology Review sta facendo il giro della rete. Partiamo da uno studio della Cornell Universiyt chiamato Reverse Engineering Socialbot Infiltration Strategies in Twitter e da altre fonti che confermano dei dati molto interessanti.

Sembra che i Social BOT, dei robot sempre più intelligenti e attivi su Twitter, non siano solo in grado di interagire con l’utente (nascono per questo) con mosse semplici, ma addirittura riescano a divenire influenti in una certa cerchia. L’esperimento del brasiliano Carlos Freitas è cominciato con 120 BOT creati e “liberati” su Twitter con in dote alcuni followers, tra i quali altri BOT. I BOT hanno cominciato a interagire retwittando, e creando a propria volta tweet seguendo regole semplici che permettevano di impostare frasi di senso compiuto. I BOT andavano a letto come tutti gli altri, per simulare umanità (anche se forse hanno dormito di più di molti umani ultimamente) e postavano con una cadenza tra una e due ore, oltre ad un’azione di follow su 3 gruppi campione:

  • 200 scelti a caso nello stream di Twitter
  • 200 informatici molto connessi ad altri e molto attivi
  • 200 che twittano di un particolare tema

Dopo essere stati liberati, solo 38 BOT su 120 sono stati sospesi a distanza di 30 giorni, con un 69% di sopravvivenza ai filtri Twitter. I follow ricevuti in totale dai 120 BOT sono stati 4.999, sono moltissimi, ed anche la varietà è interessante, sono arrivati da 1.952 utenti diversi. Più del 20% dei BOT ha superato i 100 follower, teniamo conto del fatto che il 46% degli umani su Twitter non raggiunge questo risultato. Questa bomba sull’influenza ha colpito anche tutti i servizi legati a Twitter, infatti i BOT si sono meritati un Klout score di tutto rispetto. Cosa può imparare un umano dai Social BOT? Prima di tutto che il livello di attività è importante per guadagnare followers. Meno scontato è sapere che i tweet più stringati ed essenziali hanno performato meglio. Tra i gruppi seguiti, quello degli informaticoni connessi ha generato pochi follow (se ben interpretiamo, follow-back) mentre i risultati migliori sono arrivati dai gruppi degli utenti scelti a caso nello stream.

La sfida per Twitter non è banale, con 20 milioni di account fake presenti il lavoro è tutto da fare, le implicazioni sono di almeno due tipi: in primo luogo tutti i servizi legati all’influenza sono molto più vulnerabili di quanto crediamo, inoltre è ben vivo il rischio che questi BOT siano in grado di muovere opinioni, ad esempio politiche, più di quanto crediamo. Difficilmente il marketing vedrà grandi volumi spostati dai BOT ma per i tech expert questi dati sono davvero interessanti.

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