Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook


Curiosità congenita e passione per la scrittura sono le caratteristiche di Stefano Chiarazzo, fondatore del primo osservatorio dei VIP italiani dello spettacolo sui social network.
Abbiamo spettegolato con lui di personal branding e di come se la cavano i vip nostrani sui social network.

Una panoramica per i nostri utenti: chi è Stefano Chiarazzo? Che tipo di formazione ed esperienze lavorative ha avuto?

Dopo aver conseguito la laurea in Economia e Commercio ho iniziato da subito a lavorare in una grande multinazionale di beni di largo consumo, dove mi occupo da nove anni di pubbliche relazioni. Dal 2008 ho aggiunto alle mie responsabilità quella di Social Media Expert, mettendo la mia passione per il web al servizio del team locale e europeo che si impegnano nel garantire all’azienda continua innovazione e aggiornamento in ambito digitale.

Cosa ti ha spinto a creare l’”Osservatorio Social Vip”?

A me come a molti amanti della rete nel 2011 ha subito incuriosito quel fenomeno sociologico e di costume scatenato da Fiorello costituito dalla “calata dei vip” su Twitter. I loro approcci più o meno improvvisati regalavano spunti e insegnamenti interessanti in termini di personal branding e social media marketing. Da subito con il mio Osservatorio Social Vip mi sono divertito a monitorare e analizzare i profili di 600 nomi dello spettacolo e dello sport italiani sui principali social network, con classifiche e approfondimenti che ho anche raccolto in un libro: Manuale per Vip su Twitter.

Quello del Personal Branding è un tema molto vivo attualmente, un tempo si parlava di “promozione personale”, com’è cambiato questo concetto con l’avvento del web 2.0 e dei Social Media?

Il web 2.0 ha permesso una forte “democratizzazione” della comunicazione. Se prima la produzione e distribuzione di contenuti era nelle mani di pochi oggi i social media danno a tutti la possibilità di rendersi visibili. Quanto dipende da molti fattori, in primis la capacità di fare network e, soprattutto, di generare e promuovere contenuti originali di qualità che mettano in luce le proprie competenze.

Quali sono i Vip che hanno più seguito sui Social?

Sia su Facebook che su Twitter vince a mani basse Valentino Rossi, rispettivamente con 7,5 milioni di fan e 2,5 milioni di follower. Più indietro il mondo dello spettacolo che vede Laura Pausini primeggiare su Facebook è (4.6 milioni) e Jovanotti su Twitter (2 milioni). Su Instagram domina la showgirl Belen Rodriguez con 627.000 follower, mentre tra i campioni dello sport il leader è il milanista Stephan El Shaarawy (327.000).

Secondo te sono artefatti digitali o sono spontanei?

Dipende. Si va dal vip super-appassionato di tecnologia che segue davvero personalmente l’account a quello che considera i social network come strumento promozionale e delega totalmente allo staff. Molti, soprattutto quando il seguito diventa rilevante, optano invece per una via di mezzo. Devo ammettere che qualcuno mi ha spiazzato: personaggi insospettabili i cui tweet ho scoperto essere il prodotto di ghostwriter.

Essere affetti da “narcisismo digitale” rappresenta un aiuto nel Personal Branding?

Partiamo dal presupposto che il “narcisismo digitale” è in tutti noi. Se partecipi attivamente in rete, certo, ami la comunicazione e il confronto ma ti piace raccontare di te e essere apprezzato dalla tua community. Ed è giusto, non devi essere timido nel comunicare attività e successi professionali e, perché no, alcuni aspetti della tua vita personale. Meglio però che non esageri: chilate di selfie acchiappa-like, la tua vita minuto per minuto o continui flame contro tutto e tutti possono aiutarti ad avere un Klout da paura, ma sei sicuro ti diano la giusta autorevolezza presso la tua nicchia di riferimento?

Quali sono gli ingredienti per avere successo on line? E se parlassimo di aziende?

In rete siamo esposti ad un’incredibile e crescente quantità di contenuti. Si conoscono ogni giorno persone interessanti, ma non tutte riescono ad emergere. Per farlo devi focalizzare i tuoi obiettivi e avere la giusta motivazione per raggiungerli. In rete vincono le idee, la costanza, l’empatia e l’apertura all’ascolto e al dialogo. Questo vale per le persone comuni, i vip e le aziende.

Ci potrebbe illuminare sui personaggi più efficaci on line? Ha qualche case history particolare da proporci?

Le case history migliori in termini di marketing arrivano dal mondo dalla musica. Per le case discografiche il cantante non è altro che un brand, e per questo va affiancato anche sui social network per garantire la coerenza con la strategia generale. Non ho mai nascosto la mia preferenza per Jovanotti, che sa alternare bene l’uso personale e quello promozionale. Basti pensare alle sue performance caserecce in streaming, come la “canzone sgangherata” improvvisata per ringraziare i suoi due milioni di follower.

Commenti