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Ho l’abitudine di scrivere qualche riga ad uso e consumo degli studenti prima di ogni nuovo inizio. Oggi tocca alla quinta edizione del master presso Digital Accademia, e le riflessioni sui temi del digitale non mancano. Ho pensato di proporre cinque punti guida, partendo dal concetto di sfoltire l’erba alta, più che dall’idea di aggiungere al tra carne al fuoco. Chi si trova infatti oggi a dover pensare al marketing digitale, valutando magari un corso, ha davanti uno scenario di guru in compresse la cui peggior virtù è spesso quella di essere “social qualcosa” senza un minimo di visione di quello che accade la fuori. Chi ha vissuto il primo web dopo la bolla, quello dello IAB Forum che funzionava davvero, dei motori di ricerca e del content marketing a tutte keyword aveva probabilmente meno strumenti e tecniche, ma più campo di azione verso il cliente, oggi è tutto un rincorrere, ed un rassicurare qualcuno che quello che ha sentito da qualche parte in realtà non è del tutto vero. Cosa non è il web marketing?

Prima di tutto non è arte divinatoria. La misurabilità quasi totale del mezzo digitale permette di capire quanto ci sta costando quell’azione, quindi con davvero poco budget è possibile fare considerazioni e previsioni preziose e concrete. L’idea di provare ci sta, l’idea di andare a naso, no.

Non è solo Social Media Marketing. Ce lo stiamo ripetendo ormai da un po’, la Facebook strategy è interessante ma sui social dovreste fare ascolto più che broadcasting, interazione più che show a suon di elementi grafici. Il web marketing è view e lead, quindi è tutto sommato un grande foglio excel, da far girare nel lungo periodo.

Non è un eremita. Convive con la sua mamma, la strategia aziendale, ed il suo papà, il piano di marketing. Ne eredita le linee guida e alle stesse risponde per dire se gli obiettivi sono o meno raggiunti. È pianificato e pianificabile. Altro paio di maniche il fatto che nessuno pianifichi mai.

Non è un costo. Il marketing digitale deve essere una fonte di ricavi nel suo complesso, dopo aver ammortizzato i costi fissi (il sito) e dando un respiro di medio periodo al progetto. Non tutti gli elementi del marketing digitale sono fonte di ricavo. Bravo è chi riesce a generare profitti solo dal canale Facebook, ad esempio. La somma integrata dell’utilizzo di questi strumenti però, ad un certo punto, deve dare un risultato positivo. Un risultato che, è bene ricordarlo, è sempre splittabile in termini di brand awareness e lead generation.

Non è un fine. Nessuno fa web marketing perché gli piace scrivere su un blog 3 volte la settimana, così come un’azienda non lo farebbe, se non fosse convinta che alcune cose stanno cambiando. E stanno cambiando non nell’accezione banalotta di investimenti su altri media che si spostano sul web, ma nel senso che oggi una campagna digitale integrata non può non comprendere leve che un tempo venivano considerate residuali e di serie b.

La bonus track, come nei cd di una volta, è che il web marketing non è sempre uguale, per almeno due motivi. Il primo, è che è possibile raggiungere lo stesso risultato percorrendo strade diverse, banalmente Twitter e Facebook potrebbero “ospitare” lo stesso utente, che l’azienda potrebbe ingaggiare nell’una o nell’altra piattaforma. O magari su entrambe con un remarketing spinto (ipotesi teorica visto che non so molto di remarketing su twitter). Il secondo motivo è legato alla differenza tra grandi aziende e piccole e medie imprese, detto tra noi è tutto diverso, anche il come si fa e chi è bravo a farlo. Forse sarei oggi in imbarazzo a gestire la parte digitale di un mega concorso internazionale per una birra globale. L’unica vera qualità (ed il modo per riconoscere il bravo consulente) nel web marketing è quella di saper riconoscere i propri limiti, avendo l’umiltà di consigliare il collega di fianco per quel lavoro che sa fare meglio di noi. Ah, l’unico consiglio per i ragazzi, è un gioco di squadra.

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