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Scrivevamo ieri di un Facebook un po’ debole, sarà questo effetto, sarà la voglia di aria nuova, o sarà che Twitter è davvero interessante (soprattutto se sei una star), fatto sta che è partita la caccia al follower, all’aumento dei volumi, della reputazione e del reach. Ma a cosa serve avere tanti follower su Twitter? Prima di tutto c’è follower e follower, così come c’è user e user, ad esempio:

  • il personaggio famoso che appena sbarca sul social fa il botto
  • il giornalista alla Severgnini che punta su un nuovo tipo di giornalismo liquido e iper-performa su Twitter
  • il “guru” che guadagna follower naturalmente perché conosciutissimo nella sua nicchia verticale
  • il conversatore, che lavora moltissime discussioni e per questo risulta interessante
  • il content curator, che condivide link e spunti molto molto tecnici e verticali, e per questo guadagna in popolarità

Ci sono almeno due ordini di vantaggi per cui essere molto popolari su Twitter può avere un senso: il primo è legato alla possibilità di mangiare gratis. Con un po’ di abilità infatti è facile infinocchiare il social strategist di turno (di solito junior perché, diciamoci la verità, “la lista degli influencer di solito non la costruisce il capo”) e farsi invitare a qualche evento cool. Il secondo, molto più serio, è un vantaggio di personal branding. Soprattutto le ultime figure elencate, il conversatore e il curator, sono molto esposte su Twitter, quindi sbagliare nella condivisione di un link o partire con un flame negativo può portare ad effetti non graditi. Chi riesce a gestire bene la crescita di popolarità e a crearsi un forte bacino di utenza potrà ottenere grandi vantaggi, soprattutto se si parla di web marketing. Il qualificarsi come Social Guru garantisce presenza a corsi di formazione come docente e richieste di consulenza. Ovviamente Twitter non è il luogo adatto dove scaricare a terra o convertire la propria popolarità, ecco perché solitamente il wanna be consultant lavora un blog molto curato, dove catalizza attenzione e popolarità. In un mercato in cui solitamente l’analytics da Twitter al 5 o 10% come fonte di referral di traffico, queste star italiche arrivano anche al 40-50% dei volumi generati a suon di cinguettii. Senza dubbio però, Twitter è sempre più un Social umano, ecco perché le aziende, al di la di ottimi esperimenti di caring e CRM, fanno fatica a usare Twitter in modalità broadcasting, cosa che riesce invece benissimo su Facebook.

Ha senso aumentare i follower, e se si, come farlo? Sembrerà banale, ma senza un contenuto solido non si va da nessuna parte, esistono però dei trucchetti interessanti, ad esempio l’idea di Twittare schedulando i timing, riproporre [old post] o inviare veri e propri Tweet automatici. Quello che dovete sapere, è che Twitter è un lavoro, e twittare bene è un lavoro vero. Se volete costruire una strategia di personal branding non trascurate Twitter ma non gestitelo con la mano sinistra, non avrebbe senso. Io cito sempre il caso di CheFuturo! by Che Banca per raccontare un strategia un po’ diversa dal solito, anziché costruire un progetto digitale da zero, si è scelto di coinvolgere persone “già star” in un progetto editoriale, guadagnando da subito forza e reputazione. Se invece siete un’azienda alla ricerca di lead valutate il costo opportunità tra costruire una presenza Twitter concreta e sfruttare l’advertising su molti canali, come sappiamo c’è una sostituibilità tra tempo e denaro necessari per le due cose. Se nel lungo periodo la prima strategia pagherà, con un orizzonte di un anno, è onesto dirlo, sarà meglio concentrarsi sull’advertising.

Se avete superato tutte le avvertenze, forse siete pronti a lanciarvi!

Credits immagine: socialseoteam.com

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