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Qualcosa si muove. Questo è un post di speranza e concetto, su un tema che potrebbe davvero far fare un salto di qualità ai laureifici italiani, che più volte anche in questo blog abbiamo definito stanchi e privi di una strategia definita. Sarà la crisi, sarà la consapevolezza che è tempo di cambiare, sarà la voglia di dare davvero una svolta, fatto sta che delle cose attorno a noi stanno accadendo. Giovani che si riuniscono in gruppi di pensiero e azione e pervadono aziende ed incubatori, docenti che finalmente vanno oltre lo stanco compitino del caso di studio aziendale in aula, e si sporcano le mani portando “in gita” gli studenti: università che diviene liquida, e fab lab al centro di una strategia formativa anche ai piano più bassi, a partire dalle scuole superiori.

Sono questi gli scenari che abbiamo di fronte, tentativi che arrivano “dalla sponda formativa” e che aprono il cuore di chi purtroppo quella sponda l’ha lasciata da un po’. Viste dall’altra parte queste iniziative rappresentano manna e brodo di giuggiole per il consulente e l’agenzia, per un motivo molto semplice: portano il concetto di prototipazione in azienda grazie ad un modello win win che porta vantaggi per tutti. I fatti: oggi le aziende che vogliono innovare hanno bisogno di più della formazione, la necessità di un percorso di accompagnamento è chiara e palese. Stiamo dicendo alle aziende che devono costruire un mix di seo e pay per click, social e content marketing. Chi lo implementerà poi davvero? L’azienda in difficoltà che sposta 20 mila euro, gli ultimi 20 mila euro, dalla fiera al marketing digitale, ha bisogno di risultati, di un elettroshock di breve periodo. Non è nella sola e pura esternalizzazione dell’ufficio marketing che persiste la soluzione. Troppe energie spese dalle aziende, troppo sull’operativo i consulenti, nessuna scalabilità dei progetti e dei processi, tema questo ultimo che dovrebbe essere tra le mani delle associazioni di categoria, oggi troppo latitanti. Per non stare troppo vaghi, la proposta è la seguente: ammesso che le aziende in rete possano permettersi di sbagliare, sempre meglio che stare immobili, gli studenti bravi e virtuosi, vogliosi di provare, testare e studiare, potrebbero aiutare queste aziende, grazie alla guida e al filtro dell’agenzia o consulente. Si creerebbe quindi un patto d’acciaio con un nuovo livello di filtro, benzina ed energia pura per un’economia prima complessa. Il consulente non si troverebbe più al “vendi e scappa” a causa di un monte ore troppo limitato, l’azienda non dovrebbe mettere a disposizione risorse inadatte (il referente commerciale prestato all’ufficio marketing e a scrivere le news su wordpress) e gli studenti potrebbero lavorare su casi reali. Win per tutti. Per l’azienda più ore uomo a disposizione, per i consulenti un plotone di esecutori, per gli studenti formazione operativa for free, vero ponte verso il lavoro di domani.

Forse non è un modello romantico, ma è una proposta per scalare un mondo per natura difficilmente propenso a farlo. È palese che i contro risiedono nella necessaria propensione al rischio delle imprese, in consulenti che devono sentirsi registi e non più goleador (ma sulla Gazzetta di oggi si parla di Pirlo, arretrato di 30 metri sul campo per guadagnarsi la gloria), e di studenti che non devono sentirsi sfruttati, e soprattutto devono capire che la docenza è solo un pezzo della vita vera. Questo modello calza a pennello sulle PMI e non funziona gran che con le grandi imprese, ma soprattutto è una proposta di manifesto per la “fase 2” delle associazioni di categoria, che concludono l’ennesimo percorso formativo per proporne un alto. È oggi nel laboratorio e nel fare che risiede il valore, ma non per forza nell’essere maker ed esperti del taglio laser. Fare è anche un buona campagna di remarketing, e 100 ore junior a volte valgono più di 25 ore senior. Se ne prenderemo tutti coscienza, anche il modello imprenditoriale potrà respirare aria nuova.

Credits immagine: dirittodicritica.com/

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