Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook

Quando si parla di innovazione, il rischio di scadere nel banale è elevatissimo. Si tratta infatti di una parola ad alto contenuto di fuffa che i politici amano mettersi in bocca, di solito tenendo nei paraggi anche “ricerca”, “università”, “giovani”, “lavoro”, per disegnare un mondo dorato, proprio dietro l’angolo di quel cambiamento che gli stessi garantiscono, se solo daremo loro una possibilità.

E mentre nulla si muove, qualcosa si muove. Ho partecipato oggi all’H-ack organizzato da H-Farm, un evento in cui alcune banche hanno messo sul tavolo un problema, chiedendo ad un numero imprecisato (di certo più di 200) di giovani di investire il proprio week end, notte inclusa, cercando di risolverlo. Parliamo di sviluppatori, designer e profili marketing e finance. Tutto normale, se non fosse che questa gente non fa l’innovatore di mestiere, e con spirito di competizione, ma anche di sacrificio, si mette a disposizione per formare un team, e portare l’idea migliore sul tavolo. Questo approccio è dirompente per almeno 3 motivi:

  • la modalità “flash mob dell’innovazione” garantisce una dirompenza di pensiero e nessun legame da logiche organizzative vincolanti, ci sono molti meno no rispetto ad un processo decisionale classico top down
  • l’idea di catalizzare in un luogo comune una serie di talenti attratti da un momento di forte contaminazione e crescita è difficilmente replicabile in un contesto aziendale classico, quindi un facilitatore come h-farm (e tanti altri presenti sul territorio nazionale) è vitale come postazione di avanguardia
  • queste persone hanno fame

La possibilità di fare sostanzialmente ciò che si vuole, in un caos creativo non organizzato ma nemmeno disordinato, permette di aguzzare l’ingegno e divertirsi senza togliere lo sguardo da un obiettivo chiaro e definito. L’hangout della sera di David Orban (anche in questo caso, ultima tecnologia a costo 0) ha portato sul tavolo un tema più ampio, che su questo blog già abbiamo proposto: tutte le industrie, non ultima quella bancaria, sono destinate ad un’amazonization (essere cioè reinventate da concorrenti inattesi e per questo difficilmente fronteggiabili) che si sostanzia nell’e-commerce per il b2c, nei bitcoin per le banche e in tanti altri tasselli di disintermediazione che rischiano di catapultarci senza colpo ferire in un mondo nuovo, con regole vecchie. Di fronte ad un contesto come questo solo chi sarà abbastanza libero da non dare nulla per scontato potrà adattarsi e sopravvivere, professionalmente parlando. Il nostro paese ha bisogno di momenti come questi per rivitalizzare un’economia moribonda e svegliarne tutti gli attori, ormai troppo stanchi per combattere. Dietro l’hacking delle banche c’è di più, a tutte le parti in gioco l’augurio che questa due giorni non resti solo un divertente esercizio di stile, ma possa essa divenire un modello di innovazione partecipata. Ed anche le PMI hanno grandi possibilità in tal senso.

Commenti