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Ho affermato spesso che la tecnologia che preferisco è quella che va a braccetto con la valorizzazione dell’uomo in quanto tale.

Il filone “antropologico” legato al turismo digitale è in forte ascesa, ed è proprio prerogativa del nostro tempo: l’estrapolazione di informazioni turistiche autoctone sono state protagoniste in numerosi progetti social già dall’anno scorso (cito Intima Umbria, dove i social media team esploravano il territorio in libertà consultando i “saggi del luogo”, custodi di memorie e tradizioni, e non le guide delle agenzie).

“Valorizzare i contenuti prodotti dalle persone locali, sempre più vicini alla realtà, sempre più infusi di storie”: ecco il succo delle due startup, (gratuite!) di cui vi parlo ora.

WAMI

Wami è una piattaforma che permette la creazione di guide da parte di persone che abitano una destinazione turistica. Queste guide sono scaricabili attraverso Mobile App e si possono consultare sia on-line che off-line.
Immaginiamo di essere in vacanza in un posto che conosciamo poco; scarichiamo la App della guida creata con Wami. Poco dopo, tramite una notifica “push” sul mio smartphone, mi comunicano che a 200 metri di distanza, in una carinissima enoteca, per lo più nascosta ai turisti, c’è una degustazione di vini. Ecco, questa è una delle potenzialità delle guide create con Wami (ecco un esempio, Myroma).

Un paio di considerazioni su Wami:

  • Il potenziale di sviluppo è altissimo perché di una città, ad esempio, vi sono migliaia di sfumature da documentare (immaginate la Rimini del mare, quella di Fellini, quella dell’arte rinascimentale, quella dell’archeologia etc…), e penso che agire sulla “nicchia” e sulla “short tail” porti ad una personalizzazione del servizio che secondo me vince. Ognuno di noi potrebbe avere una guida personalizzata in base ai suoi gusti personali;
  • Inoltre favorisce lo sviluppo di interazioni e progetti sociali in sinergia favorendo l’aggregazione di entità. Ad esempio un gruppo di enti commerciali della stessa zona all’interno di una guida creata con Wami possono dividersi la spesa dell’acquisto della piattaforma e pagare gli editor dei contenuti (si crea lavoro).

LOOKALS

Lookals è un ponte mediatico che connette una guida locale (un esperto del luogo perché ci vive, e perche lo ama) agli aspiranti visitatori di un luogo o coloro che sono già lì. Essi hanno scaricato la loro App e sono in procinto di scoprire anime del posto e angoli segreti sconosciuti agli itinerari turistici.
E’ nata un anno fa e entrerà nel vivo dell’attività a fine mese, quando sarà pronta la “truppa” di Roma. “Sono tante le risposte delle persone che si sono candidate come guide – mi racconta Marco Vismara, che ha inventato Lookals – e non ci aspettavamo tanta partecipazione, anche se ovviamente non bastano ancora. Ad oggi siamo contenti del lavoro svolto e speriamo di riuscire, sempre con le nostre forze, ad andare avanti e cercare di far qualcosa di buono per il turismo in Italia”.
Questa è un’osservazione su Lookals:

  •  Immaginate quanti studenti universitari, quante associazioni culturali, possono trovare opportunità di esprimersi e lavorare. Si potrà scegliere la guida più simpatica e più attinente ai nostri gusti direttamente da casa o in loco. La trovo un’idea performante e anche divertente. Sono curiosa, non vedo l’ora di vederla operativa.

CONCLUSIONI

La prima: mi fa impazzire la rivalutazione antropologica delle risorse del territorio, che sono intrise delle storie delle persone e loro emozioni. E’ il mondo digital che mi piace di più.
La seconda si rifà ad interessanti considerazioni sull’uso e l’utilità oggi di Foursquare (ecco il post di Gianluca Diegoli del suo blog e relativi commenti).

Penso semplicemente che la concezione di Foursquare, così com’è ora, non sia matura: credo che lo step evolutivo successivo sia la “finalizzazione” degli obiettivi specifici, in base all’intercettazione dei bisogni specifici. Qual è, ora, il bisogno soddisfatto da Foursquare? Esiste?
Queste startup, invece, sono sue “declinazioni” (tecnologia mobile, geolocalizzazione, individuazione di enti commerciali sui device) arrichite di “senso”, un’evoluzione finalizzata ad uno scopo, che arricchisce anche culturalmente e umanamente, e ciò non fa mai male.

Così “calderone” com’è, Foursquare mi appare un po’ vetusto, e, nello stesso tempo, che non sappia ancora cosa vuole fare “da grande”.

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