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Oggi aprire un’azienda è più facile che mai. Il contesto imprenditoriale ci vede circondati di startup, free lance (a volte per necessità) e nuove aziende sempre più dinamiche. In questo sistema la corrispondenza tra nuove aziende e nuovi posti di lavoro dovrebbe essere chiara e netta, invece non è così. Per ogni Facebook o Twitter che contrattualizza schiere di ingegneri e markettari, vi sono centinaia o migliaia di startup che ibridano modelli di rete su scala internazionale senza vincolare i propri dipendenti. Perché accade questo?

Una ragione potrebbe essere ricercata nelle motivazioni che spingono gli imprenditori a creare aziende, si tratta spesso di persone che cominciano un’impresa proprio attratte dalla facilità di farlo e perseguono un sogno chiamato indipendenza, mantenendo per un po’ anche il proprio lavoro principale. Per i migliori talenti (unico segmento cui è applicabile l’intero ragionamento di questo articolo) il valore dell’indipendenza, della flessibilità e della coccola è oggi più alto della certezza di un lavoro nel lungo periodo, quasi il tempo indeterminato fosse un deterrente, parola di Norm Brodsky, autore di diversi libri sull’imprenditorialità.

Cosa dobbiamo quindi attenderci? Un futuro fatto di orari liberi e periodi sabbatici pagati, quelli che un tempo erano i benefit del lusso oggi sono benefit della libertà, un altro segnale forte che i tempi sono cambiati. La frase: “they realize that they’re competing for talent, not just against other employers but also against the opportunity for employees to go out on their own” è emblematica. Il vostro miglior dipendente potrebbe non essere assunto dal vostro miglior competitor, potrebbe diventare il vostro miglior competitor. Abbiamo davanti un nuovo mondo, fatto di incertezza anche per chi offre lavoro, non solo per chi lo cerca, il tutto ovviamente in mestieri e persone ove il talento è centrale, ciò sarà particolarmente vero per i millenials e post-millenials, staremo a vedere.

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