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Osservare il Marketing Technology Landscape Supergraphic 2014 di Scott Brinker è davvero interessante. Lo è senza dubbio perché la chart conferma un dato sempre più chiaro: la tecnologia si sta pian piano “mangiando” il marketing di base, ed alcuni servizi diventano nel tempo prodotti. Nel 2011 questo studio conteneva 100 aziende, nel 2012 erano già 350, ora più che raddoppiate nella terza versione. E questo grafico è solo l’inizio, non comprende tutte le aziende del panorama internazionale ma fornisce uno spaccato molto chiaro (qui il grafico allargato)

Il portale VentureBeat ha studiato in profondità il tema della marketing automation, che secondo un report Raab ha raggiunto i 750 milioni di dollari come volume d’affari, listando i 10 campioni di questa nuova area di studio, scopriamoli assieme:

  • Hubspot: Simplicity and accessibility, plus power, all in one package
  • Marketo: Explosive growth and a wide range of tools
  • Eloqua: The power of enterprise and the usability of a modern startup, nicely married
  • Salesforce: A vision of ultimate connectedness in Salesforce1, and a lot of present reality in AppExchange
  • SAS: Power, power, power. Pricy, but perhaps the most user-friendly big-company solution
    IBM: Power to spare but be prepared to integrate and train and launch
  • InfusionSoft: Built-in e-commerce, drag-and-drop campaigns
  • LoopFuse: Very affordable starting pricing
    MindMatrix: Strong focus on sales, with vertical solutions
  • Silverpop: Amazing for email

Come vediamo, rispetto alle tecnologie al servizio dei social, comunque ampiamente listate nell’articolo, quando si parla di marketing automation ci si avvicina più ai dati di marketing aziendale che alla singola web analytics o social network management. A chi però ha visto un po’ di web non è sfuggita la “scomparsa” di Radian6, oggi parte della salesforcemarketingcloud. Questa deriva uccide la consulenza? No, ma pone tre temi:

  • Le aziende non hanno più bisogno di un “cane da guardia” dei dati o di elaboratori manuali, hanno bisogno di supporto nella scelta della piattaforma e forse, ma non è detto, di meno progettazione totalmente custom. Il ruolo del consulente / impresa di servizi si sposta quindi da creatore di piattaforme proprietarie personalizzate a supporto nell’implementazione di metodi e processi, in cui la fase di progettazione diviene fondamentale ed è nella relazione tra vari strumenti, grazie alle API che si ritrova il vero valore
  • Alcune attività un tempo time spending vengono totalmente automatizzate, si pensi ad esempio alla creazione di reportistica, e questi tool forniscono anche delle rielaborazioni di base. Non è possibile in questo senso parlare di inutilità dell’analista, ma di spostamento a valle verso attività totalmente “brain” certamente si
  • Nel modello di business del consulente entra una componente di prodotto in ottica di reselling, certificazione ed “installazione” di servizi che diventano parte dell’offerta stessa del consulente. Sbagliando nella scelta propria che cadrà a cascata sui propri clienti, quindi, si sbaglia due volte.

Uno scenario nuovo, con cui dovremo abituarci a convivere. Siamo pronti?

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