Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook

La domanda è molto chiara. La risposta banale: si. L’esecuzione di un progetto in tal senso tutt’altro. Una ricerca (con una piccola componente di marketta almeno nel link che segue) Doxa – Groupon stima in circa la metà delle PMI la dimensione del buco nero di non adozione del web marketing. Il dato è sensato e rispecchia a pieno un problema forte e difficilmente gestibile: il web marketing nelle PMI, così come nelle grandi imprese e nelle startup, comincia a funzionare solo dopo l’investimento di un certo ammontare di denaro e, soprattutto, non va confuso l’outsourcing di strumenti, consulenze e servizi con l’outsourcing dell’intero ufficio marketing aziendale.

Se il secondo problema è strutturale e comprende più ampie tematiche come l’innovazione, i modelli distributivi e i canali di vendita, il primo è più circoscritto e spiegabile. Le PMI non possono o non vogliono impiegare 20 / 30 / 40 mila euro per un progetto digitale. Stiamo parlando di un sito web per il pubblico (con o senza e-commerce), spesso un’app o similare per la rete vendita o per i clienti B2B, di una gestione continuativa dei Social Media e di una parte di investimento in adv, dem, content marketing (blog, newsletter) etc.. Un insieme di attività in parte internalizzabili e delegabili dopo un percorso formativo che però non avviene mai, perché? Le aziende non hanno tempo e modo di dedicare una risorsa a questo mestiere, le agenzie si. E ricevere fattura è più comodo che assumere. Le PMI intelligenti infatti capiscono che non è lo stagista la figura di cui parliamo, perché? Perché non è nelle singole attività che vi è il valore ma nell’integrato e martellante collidere delle stesse a servizio di una presenza digitale completa e concreta. Al 30millesimo euro comincia il ROI, il discorso è più o meno questo. Un ROI che spesso è calcolabile nella gestione di una grossa commessa all’estero o nella vendita di una serie di prodotti on line. Non tocco il tema della brand awareness e del CRM, leve fondamentali cui però “non crede più nessuno” quando se ne parla in rete, il tempo curerà. Le aziende devono investire, i consulenti devono disegnare la roadmap e capire dove e quando si andrà a pareggio, per essere chiari. Le PMI sono spesso parte di una filiera complessa, è in quella filiera che risiede il valore e nel fatto di fare magari assieme investimenti come quello citato. Tra la consulenza (costosa) e la formazione (troppo spesso fine a se stessa) vive l’accompagnamento: ti formo, ti do in mano gli strumenti, sei volte l’anno vengo a vedere cosa stai facendo (dandoti magari un tool che ha più o meno l’aspetto di Google Tips per il web marketing).

Se il gioco funziona sarà l’azienda a chiedere al digitale di pervadere altri mondi (quelli del problema uno, la distribuzione, l’innovazione). La maturità del settore oggi porta tanti professionisti seri a non volere più clienti che dopo sei mesi si stancheranno non percependo valore, è più utile, profittevole, serio e sano condividere i numeri e vedere se la posta in gioco sta dando i propri frutti. L’approccio richiesto è molto maturo e la cosa non è banale ma non c’è settore oggi che non possa essere positivamente influenzato da una strategia seria. Come la web analysis ci insegna (slide 72, imparare a memoria) che la last click attribution è morta, cosi possiamo dire che non è la fanpage o quella dem a dare la temperatura di un progetto di web marketing, ma la sana osservazione dopo almeno 1 anno di tempo. Non tutte le strategie funzioneranno, se quella promozione non attrae o peggio la qualità del prodotto è bassa non ci sarà nulla da fare, ed anche se l’agenzia o il consulente “sposta troppo l’ago” su una leva (quella che conosce meglio o quella su cui ha più margine) si palesa un problema.

Per essere concreti e fattivi le domande da farsi sono 3: ho un budget adeguato? Ho la pazienza di attendere e valutare a mente fredda? Ho un prodotto o un servizio competitivo? Se si il web fa per la tua PMI. La sfida dei professionisti è invece oggi quella di rispondere ad una necessità di competenza profondissima, un mercato non più locale (sapere per caso come si vende on line in Corea? Ho un cliente cui potrebbe essere utilissimo) o iper locale e una richiesta fortissima di lead puri. Per nulla banale, ma è di certo la sfida che potrebbe far pendere da un lato o dall’altro l’ago della bilancia della competitività italiana.

Ah, dimenticavo, la regola 1. Non sarà un’immagine social a rendere la vostra azienda social.

Commenti