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Circa due settimane fa, ho avuto il piacere di incontrare, assieme ad altri ragazzi, i protagonisti e i fondatori del Villaggio Solidale di Mirano, un paese in provincia di Venezia.

Questa struttura si occupa dell’accoglienza di vari tipi di persone e famiglie, per offrire loro un luogo accogliente da dove ripartire: nello specifico, individui con lievi disturbi di dipendenza da droghe, alcol o in difficoltà economica, hanno l’occasione di essere ospitati negli alloggi della struttura, in vista di un reinserimento attivo nella società.
Tra i partner del Villaggio Solidale, un’associazione che mi ha particolarmente incuriosito è La Comunità Solidale “Il Grappolo”, che fa riferimento ad un’associazione più ampia: l’associazione “Mondo di Comunità e Famiglia”.

Come ci è stato detto da Alessandro, uno dei rappresentanti, “le famiglie o le persone con un desiderio di famiglia (single)” che scelgono di aderire alla comunità del Grappolo, “esprimono il desiderio di vivere in una comunità la cui parola chiave è condivisione”. Ciò in cui investono queste famiglie infatti, sono le relazioni, quelle vere e profonde. Investire non è un verbo esagerato, perché quello che mi ha lasciato sbalordito è stato il fatto che queste famiglie condividono proprio tutto: gli stipendi di ogni singolo nucleo familiare infatti, vengono versati in una cassa comune, da cui ognuno può attingere liberamente.

Non è questa una piccola rivoluzione?
Se solo provassimo a proporre questa pratica ai nostri vicini condomini, probabilmente verremmo ricoperti da una grossa palata di rifiuti; in senso figurato, ovviamente.

Ora, sento spesso parlare di economia delle relazioni e non ho mai deciso di approfondire il tema, ma sono certo che questo “Grappolo” di famiglie ne sia una perfetta dimostrazione. Ascoltare persone come Alessandro e vedere felicità sincera e onesta nei loro occhi, mi fa pensare che esistono ancora persone degne della nostra fiducia, con cui possiamo addirittura condividere il conto in banca, e che al mondo ci sia ancora qualche ingenuo.

Personalmente credo che nella società attuale che ascolto, vedo alla tv o leggo sui giornali, ci sia uno smodato bisogno di ingenui: persone che hanno un tale animo semplice e un’inesperienza del mondo e degli uomini, da riporre ancora fiducia in chi li circonda. Ingenuo non è chi si fa raggirare da chi si sente più furbo o da chi lo è per necessità, perché se non sei furbo oggi non sopravvivi; onesto è chi sceglie di vivere credendo che ci sia ancora qualcuno disposto a condividere e a vivere nella sobrietà e nell’accoglienza.

Tutte parole chiave per il “Grappolo” del Villaggio solidale.
Sono rimasto sorpreso da come Alessandro descriveva la sua scelta di vita come fosse la cosa più semplice del mondo e mi sono chiesto : “Sarei disposto a fare lo stesso? A svuotare il mio conto in banca, per condividere i miei soldi con altri, che potrebbero pagarsi le vacanze con il mio stipendio?”. Vi svelo due segreti: no, non ne sarei capace e di questo mi dispiaccio, perché significa che anche io sono parte della società dei furbi; e sì, se ve lo stavate chiedendo, quelle famiglie si pagano le vacanze finanziandosi con la cassa comune. Se questi sono i risultati, la mia corsa per l’ingenuità è iniziata qualche settimana fa!

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