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Era davvero da troppo tempo che aspettavo questo momento. Un bel post di Andrea Girardi cita Rudy e Skande come fuffologi della rete, cercando con tono ironico e non offensivo di declinare l’influenza digitale dei due ed incitando tutti ad essere un po’ fuffologi per eccellere. Un tema che anche io avevo trattato al tempo su Corriere Innovazione dividendo influencer verticali e orizzontali.

Il tempo delle favole però è finito, il confine è troppo labile tra i web e social guru e i web fuffari per categorizzare, e soprattutto per additare gli uni o gli altri di mercificazione del rumore o di fagocitare un evento. Sapete chi sbaglia? Sbaglia chi invita i social guru ad eventi super luxury per poi trovarsi in casa una marchetta su una fichissima tecnologia, chi pensa che chi converte con i corsi più che con gli eventi sia meno “marchettaro” e chi invita Rudy stesso ad un mega evento all’estero mentre fino a 30 giorni fa era un social coso da 4 soldi. Cosa volete comprare? Tweet? Follower? Cosa sapete comprare? Post? Come li misurate? Il tema delle digital PR è complesso e soprattutto evolve molto più velocemente di quanto i brand specialist facciano, contando anche che gli stessi vanno regredendo perché questo tema (molto più del social networking) sta andando in mano ad agenzie classiche, che non sanno nulla di Social Media, ed il caso Guerrieri dice tutto.

Io volevo solo dirvi che non mi comporterei mai come Rudy e Skande, ma solo perché sposo un modello diverso di dialogo e probabilmente tratto altri temi, ma volevo dirvi con altrettanta forza che io sto con Rudy e Skande, che forse lavorano meno dei più blasonati colleghi, ma di cui ho visto ad esempio la potenza in aula o il dominio dello strumento. Quegli strumenti su cui noi strategist spesso inciampiamo, gli stessi strumenti che però influenzano KPI e ROI. Ho sempre avuto una passione per chi si sporca le mani, per chi prova, gioca e dialoga. Forse il tono di voce è un po’ sopra la media ma l’essere professionisti non significa tirarsela scrivendo e-book, significa provare e sbagliare, e soprattutto avere una storia da raccontare, perché fare i social guru uscendo dalle grandi società di consulenza è facile. Imparare un mestiere è diverso.

Io sono molto più vicino a quelli che in questo post ho criticato come formazione, pensiero e posizionamento. Ma sto con Rudy e Skande perché preferisco guadagnarmi un cliente dopo una chiacchierata sul tema piuttosto che grazie a una cena in cui sono stato endorsato da un amministratore delegato che mi deve un favore, o cui ne ho fatto uno. Ognuno marchetta a modo suo, ma saranno semplicità e purezza a pagare nel lungo periodo. E chiudo con una domanda: sta peggio chi ha trovato una strategia per lavorare sui volumi piuttosto che di fioretto, o chi quei volumi non sa leggerli ed applica strategie a caso a base di fumo negli occhi?

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