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La maker faire di Roma è stata un successo, è indubbio e innegabile, gli ultimi due bookmark che ho messo sono di Wired e CheFuturo, ma anche i molto più affidabili amici di Facebook hanno testimoniato un successo davvero importante.

Se penso a Chris Anderson, però, penso ai droni. Se penso a Tesla Motors penso all’energia, se penso alle stampanti 3D penso a giovani hacker del mondo fisico. Non trovo, se non in rari esempi, gli artigiani che esistevano già prima di questo nuovo movimento. Non trovo fabbri, falegnami, gelatieri e restauratori. Quasi si fosse compiuto un processo top down in cui la maggioranza anticipatrice dell’innovazione ha abbracciato un fenomeno (quello del fare) ne più ne meno di come Apple ha abbracciato il mercato della telefonia, mancando però totalmente o quasi la componente bottom up in cui gli artigiani abbracciano la tecnologia ed il digitale. Oggi gli artigiani digitali sono innovatori che usano la rete per promuoversi, downshifter che vengono dalla comunicazione e nuovi hacker. Non vorrei sbagliare però quando dico che una delle più grandi realtà associative artigiane venete conta 17.000 iscritti, solo per una città. Quanti di questi erano a conoscenza della maker faire? Diciamo il 5% Quanti ci sono stati? Se dico 10 sono in verità ottimista, credo. Ma, peggio, quanti dirigenti locali di questo mondo erano sul campo?

La domanda non è provocatoria, ma traccia un segnale che non possiamo ignorare. I maker stanno compiendo un percorso che porta degli abili storyteller a scoprire il mondo del prodotto, con il quale grazie alla passione per il fare si trovano a meraviglia. Gli artigiani invece non stanno compiendo il percorso inverso, o meglio lo stanno facendo in maniera totalmente estemporanea e depotenziata. Ci sono almeno tre motivazioni per cui questa cosa è attesa, ma non ignorabile: la differenza di età, la differenza di cultura digitale e la fiducia nel futuro.

Se oltre a raccontare i maker non correremo velocemente ai ripari nell’acculturare digitalmente gli artigiani, non avremo fatto bene il nostro mestiere, come già fatto con i social media prima e con i blog poi, per gran parte degli sforzi e delle case history “ce la saremo raccontata”, invece di reperire storie gustose da raccontare al momento giusto. Non conosco i numeri degli artigiani in Italia ma credo di non sbagliare se parlo di centinaia di migliaia di persone (confartigianato nella provincia di ancona conta 17.000 iscritti, e l’Italia ha 110 province, sono partito da qui) e piccole imprese “da digitalizzare”. Si parla di un percorso enorme che queste realtà non possono in alcun modo compiere da sole, ma il rischio di portare “solo” in vetrina droni e robotica come esercizio di stile senza dare voce al popolo del fare che sta morendo, è altissimo. Ne parleremo a Rovigo venerdì prossimo in un evento gratuito, e le mie riflessioni partiranno proprio da qui.

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