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Qui a Marketing Arena avevamo già parlato di Social Recruiting. Ad un anno di distanza, il fenomeno è sempre più in espansione come dimostrano i dati del Social Recruiting Survey 2013, indagine annuale condotta da Jobvite, una piattaforma che offre tecnologia e servizi per il reclutamento online. Il 94% delle aziende utilizza o intende utilizzare i social media per cercare nuovi collaboratori mentre il 78% dei professionisti che lavorano nel campo della selezione del personale ha già assunto dipendenti tramite questi canali.

La ricerca ha coinvolto 1600 professionisti di 50 diversi settori dimostrando che l’uso dei social network come strumento di assunzione del personale è un fenomeno universale non più limitato all’high-tech. Chi si occupa di ricerca e selezione del personale adotta del resto sempre più strategie multicanale per trovare i candidati più adatti e attrarre i migliori talenti che vanno a caccia di posizioni più vantaggiose e dispongono di maggiori informazioni rispetto al passato.

Attraverso la visualizzazione dei profili sociali dei candidati, i social media permettono ai selezionatori di capire meglio i candidati e di rivolgersi a loro in modo più personalizzato e individuale. Allo stesso tempo, con la costruzione e il mantenimento di pagine aziendali che riflettono la cultura aziendale, le aziende possono comunicare in modo più efficace i loro valori, il loro brand, una tecnica che aiuta a costruire interesse anche tra i candidati che non sono attualmente in cerca di una nuova occupazione.

Per i recruiter i social network rappresentano il canale privilegiato (73%) – prima delle referenze e della sezione del sito aziendale dedicata alle opportunità lavorative – con LinkedIn al primo posto seguito da Facebook e Twitter (si rovescia la classifica del 2012 che vedeva Twitter al primo posto). Emergono tuttavia altre fonti a cui si attinge come blog, Youtube e Instagram. Le reti sociali vengono impiegate in tutte le fasi del processo di ricerca e selezione del personale, dal momento del contatto alla valutazione fino a quello dell’inserimento lavorativo.

La ricerca mette inoltre in evidenza come i social media hanno un impatto sul miglioramento della qualità e quantità dei candidati, sul tempo di ricerca contribuendo al risparmio sui costi aziendali. Il social recruiting mostra la possibilità di ottenere un alto ROI, col risultato di una minore spesa, più bassa rispetto a quella che si richiederebbe utilizzando canali diversi di reclutamento, e di una più elevata qualità della forza lavoro scelta.

Tuttavia alcuni dei possibili sbagli che le aziende possono compiere nel processo di social recruting sono le seguenti:

  • Non definire una strategia di Social Recruiting. Solo perché molte piattaforme di social media implicano la comunicazione in forma abbreviata non significa anche non c’è né capo né coda di come funzionano. Come per ogni processo aziendale, è importante prima di tutto definire una chiara e solida strategia, identificando il target di riferimento, definendo gli obiettivi e analizzando criticamente gli strumenti sociali e i nuovi sistemi di reclutamento.
  • Non guardare gli Analytics. Sapete dove trascorrono maggior parte del tempo online i vostri potenziali talenti da assumere? Sapete quali sfere sociali stanno guidando i migliori candidati verso la vostra azienda? E’ importante cercare delle piattaforme di reclutamento sociali che consentono di immergersi nell’ analisi e nella determinazione delle migliori fonti di recruiting. Gli Analytics aiutano a determinare ciò che funziona e ciò che non funziona per quanto riguarda la strategia di reclutamento sociale.
  •  Ignorare l’esperienza dei candidati. Uno degli errori più comuni è quello di fondere nuovi metodi di recruiting con quelli antiquati. Il processo di applicazione deve essere il più semplice e facile da navigare. Inoltre, è importnate assicurarsi che la piattaforma disponga di opzioni che consentono di fornire un feedback ai candidati. Anche una piccola mail di ringraziamento può fare la differenza.

Per scaricare il report clicca qui.

 

Credit for the Image: Mashable

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