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Ho la fortuna di lavorare nel mondo del marketing digitale, un mercato che tira e cresce. Un mercato florido e sano dove si potrebbero fare davvero delle belle cose. Eppure ho la sensazione di guidare un’azienda col freno a mano tirato, che si potrebbe fare di più, che quel fatturato destinato a crescere potrebbe raddoppiare rischiando. Non ho bisogno di accogliere nel capitale sociale della mia azienda investitori, ma vorrei poter crescere serenamente, rischiare un po’ di più e fare veramente “il botto”. Invece no.

Ultimamente passo buona parte delle mie giornate a incastrare cifre che mi sembrano normali, mi sembra quasi offensivo pensare che non tutti lavorino così. Se un progetto vale 20, la sua realizzazione costa 10, il rimanente sarà il mio margine. Ma qui cominciano le alchimie. Tralasciamo il fatto che da quando la mia azienda è divenuta una srl la struttura fiscale è cambiata in meglio (ma l’attività è sempre la stessa, che è successo? Magia), tralasciamo anche l’idea che la seniority e l’esperienza sono quanto di meglio si può dare a un cliente, ma già qui è palese che tutte le agenzie che fanno il mio mestiere marginano sulla coda lunga di persone junior al servizio della causa. Quello che non si può tralasciare è che l’assunzione di un dipendente oggi fa sballare gli economics di un progetto. Con il netto il dipendente e l’azienda vivono, con il lordo l’azienda non ha convenienza a prendere il progetto ed il dipendente non viene assunto, alla struttura viene “tirato il collo”, le persone vengono riciclate fino al prossimo stage, nessuno viene stabilizzato e ricomincia il ciclo della paura.

Fino a che vi sarà differenza tra i privilegi del passato e i sacrifici del futuro, non potremo migliorare. Se chi oggi gode due pensioni non retrocederà un po’ di valore ai giovani, nessuno (imprenditori e giovani stessi) ci guadagnerà. Attenzione però, il filo prima o poi potrebbe spezzarsi, perché quelle laute casse vengono alimentate da imprese giovani che provano a procedere nonostante tutto. Ma proprio oggi l’economia delle reti offre vie di fuga vicine e sicure, e viene un momento in cui tutto dichiarano “non è (più) la mia battaglia”.

Non sono preoccupato, rassegnato o triste. Semplicemente osservo. La disparità di trattamento verso i giovani non è minimamente orizzontale (come nelle vecchie lotte di classe, mi viene quasi da pensarle un lussuoso ricordo), è verticale. Stanno male tutti, i giovani imprenditori e i giovani dipendenti. E di qui il boomerang degli stage che non sono stage, delle partite iva che non sono partite iva, e dei contratti indeterminati che non ci sono più. Scrivo queste poche righe con un solo piccolo invito: non servono grandi riforme, ma la parola chiave è ossigeno. Permetteteci di pagare 1.300 euro una persona che li merita, per un medio periodo. Di testarne le competenze e lasciarla a casa in tronco se non merita quel posto, ma anche di stabilizzarla senza patemi se il lavoro è il suo. Svincolateci dai retaggi del passato e dateci 5 anni di freschezza (se non sbaglio le aree di “test” del capitalismo cinese funzionavano più o meno così), poi ve li daremo indietro tutti, ma fateci accendere la macchina.

Risolleveremo l’Italia, davvero.

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