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Sapevate che l’Italia è il primo Paese europeo ad adottare un pacchetto di norme che conferisce alle Start-up la possibilità di reperire capitali tramite la Rete, ricorrendo quindi al crowdfunding? Dopo tre mesi dalla pubblicazione del documento di consultazione, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) è giunta a definire norme e condizioni che regolamentano il crowdfunding in Italia: 25 articoli racchiusi nella “Raccolta di capitali di rischio da parte di imprese start-up innovative tramite portali on-line” (equity crowdfunding).

Il crowdfunding (dall’inglese crowd,folla e funding, finanziamento) è un processo collaborativo di finanziamento dal basso che mobilita risorse per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni. Si tratta quindi di una raccolta fondi che avviene online per mezzo e tramite la nostra rete di contatti, che siano essi amici, follower o fan, e che sfrutta il potenziale enorme della viralità del web e dei nuovi comportamenti e schemi mentali facilitati dall’affermarsi dei Social Media. In Italia le piattaforme di crowdfunding sono diverse; ci sono molti settori industriali (come i beni culturali, l’energia, i servizi municipali) sui quali il crowdfunding può contribuire a risolvere il problema principale di questi tempi, che è la mancanza di liquidità, dando grande soddisfazione agli investitori.

All’estero i primi a muoversi sono stati gli Stati Uniti e l’Australia che, però, non hanno ancora pubblicato il loro regolamento. In Italia la Consob si rivolge alle start up innovative, quindi ad un bacino ristretto di aziende; all’estero la platea è più ampia e generalizzata. E questo spiega in un certo senso il ritardo.

Riportiamo alcuni punti chiave del regolamento:

  • Obblighi di condotta dei gestori autorizzati: diligenza, correttezza e trasparenza.
  • Protezione dell’investitore retail, sia con l’applicazione della procedura MIFID per gli investimenti superiori alla soglia di rilevanza minima (che è 500€ per investimento, e 1000€ complessivamente nell’anno per gli individui; dieci volte tanto per le aziende), sia con un’ampia serie di possibilità di rinunciare all’investimento: diritto di revoca per errori o fatti nuovi sopravvenuti nel corso del crowdfunding;
  • Sottoscrizione del capitale: fino a 500 euro, la sottoscrizione del capitale sociale potrà avvenire online, al termine di un lungo questionario pensato per far riflettere sull’operazione che si vuole portare a termine. Placati i dubbi, scatterà il bonifico. Le cose si complicano per chi vuole investire somme più ingenti: in quel caso bisognerà appoggiarsi a una banca o a una società di gestione del risparmio, che dovrà redigere un profilo del potenziale cliente analizzando consistenza patrimoniale e propensione al rischio. I privati non potranno comunque investire più di 1.000 euro l’anno, mentre per le persone giuridiche si potrà arrivare a 10.000 nei dodici mesi.
  • “L’anomalia” del 5%. Almeno il 5% delle quote di una start-up offerte al pubblico devono essere acquistate da investitori professionali, fondazioni bancarie o incubatori. Si tratta di una condizione di efficacia del crowdfunding, che potrebbe non verificarsi vanificando così un percorso complesso e costoso.

l finanziamento di nuovi progetti grazie a fondi raccolti su internet è fortemente aumento lo scorso anno, stando a quanto riporta uno Studio realizzato dalla società di ricerche Massolution . Nel 2012 sono stati investiti circa 2,7 miliardi di dollari, registrando un balzo dell’81% rispetto al 2011. Al primo posto si trova l’America del Nord con 1,6 miliardi di dollari, segue l’Europa con 945 milioni.
Lo scorso anno, quasi il 30% degli investimenti in crowdfunding erano legati a progetti sociali o filantropici, il 16,9% ad aziende, l’11,9% alla cinematografia e il 7,5% alla musica.

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