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Dopo un’introduzione generale sullo sviluppo quantitativo degli accessi alla rete – la fascia di maggiori utilizzatori rimane quella 35-54 anni, con un aumento graduale dei “Silver Surfer” – di cui è fondamentale tenere conto in qualsiasi strategia di comunicazione, l’analisi di Vincenzo Cosenza si è focalizzata su un approccio qualitativo, privilegiando il canale twitter, introducendo così il tema della complessità, file rouge di questa edizione di SOTN.
Complessità perché la rete, ovvero le persone che comunicano e si relazionano in rete – stiamo sempre parlando di persone, quello che cambia è solo lo strumento di comunicazione – tutto sono fuor che numeri: sono emozioni, reazioni, sentimenti, opinioni che vanno analizzati e compresi soprattutto dal punto di vista qualitativo. Certo, i numeri e i “luoghi” di relazione hanno una loro importanza, ma al fine di contestualizzare dal punto di vista temporale e spaziale un determinato fenomeno, dandone il peso relativo che merita.

Alcuni dati interessanti a conferma dei trend del momento:

  • Facebook rimane “la casa” degli italiani. Questa immensa piazza dove chiacchierare e relazionarsi al bar con gli amici (gruppi) o davanti le vetrine dei negozi (pages) agli italiani piace proprio tanto. 14 milioni di utenti unici di cui 10 milioni da mobile (al mese).
  • Google +, Linkedin, Titter, Badoo, Tumblr, Pinterest e Netlog sono, in sequenza, altri luoghi di incontro (ma in questo caso il dato non considera l’accesso da mobile, solo da desktop). Interessante e non facilmente comprensibile, da un’analisi del sentiment online verso questo social network, il +56,7% di accessi allo stream di Google +.

Ma addentriamoci nell’analisi più qualitativa della rete, partendo proprio dal nostro amato Facebook. Il primo dato interessante è la differenza fra quello che gli italiani “amano” (like pagine) e quello con cui interagiscono (post, messaggi, condivisioni). Nel primo caso i brand fanno la parte del leone (nutella in primis) insieme a programmi televisivi, politica e cronaca. Ma quando si tratta di interagire e passare alla vera relazione, le cose cambiano. Rimangono politica e media (intesi come main stream media o programmi televisivi/radio), i brand escono dal gioco, nello specifico i primi tre sono:

  • Beppe Grillo
  • Repubblica – con meno della metà di interazioni rispetto a Beppe Grillo
  • Lo Zoo di 105

Cosa significa questo per chi gestisce brand social network? Dal mio punto di vista che siamo passati dalla fase di Listen (in cui i brand ascoltavano la rete cercando di capire come posizionarsi a livello social) a quella di Connect (ovvero le persone iniziano a connettersi con il brand, amano e apprezzano la pagina) ma è ancora lontana la fase di Engage, del coinvolgimento diretto che porta non solo alla condivisione di contenuti, ma alla relazione con il brand stesso. I brand italiani spesso, troppo spesso, usano i SM come vetrine e gli utenti continuano a fare “window shopping” ma a non entrare nel negozio (per riprendere la similitudine di prima).

La seconda interessante analisi di @Vincos si è concentrata su Twitter, addentrandosi in un vero e proprio viaggio fra le emozioni degli italiani in relazione agli avvenimenti più importanti di questo ultimo anno. L’analisi si è concentrata nei primi 4 mesi dell’anno (gennaio-aprile) con una media di oltre 650.000 tweet analizzati al giorno.

Alcuni dati interessanti per comunicatori e marketers:

  • gli italiani hanno maggiore consapevolezza dell’utilizzo dello strumento: meno link, maggiori hastag e uso della geolocalizzazione
  • si twitta durante tutta la settimana, con maggior concentrazione durante la fascia oraria 13-15 ma soprattutto nelle ore serali (20 – 22). Twitter è utilizzato come “secondo schermo” per commentare le trasmissioni televisive – a riprova #sanremo2013 e #tvoi fra gli hastag di maggior successo.
  • Tematiche e conversazioni maggiormente aggreganti: al primo posto quelle che Vincos definisce “pratiche di utilizzo” ovvero i vari #rt (hastag prettamente italiano) #sapevatelo, #news, #ff, seguito dai media (programmi politici e di intrattenimento) e la cronaca (elezioni, personaggi politici)

Un confronto interessante, in termini di analisi qualitativa della rete, è quella del mood degli italiani di fronte a tre diverse elezioni: le politiche, l’elezione di Papa Francesco e quella del Presidente della Repubblica. Usando la psicologia delle emozioni ben rappresentata dall’infografica, attraverso twitter è possibile ricondurre l’imbarazzo e lo stallo politico a sentimenti quali disgusto e tristezza, e allo stesso modo la gioia e l’amore per l’elezione del nuovo pontefice.
A riprova, ancora una volta, che “la rete” non è altro che lo specchio, l’espressione di quello che le persone pensano e provano in un preciso momento. Anzi, la “rete” sono “le persone”.

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