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Il tempo è prezioso e quanto viene remunerato è segnale di quanto valore siamo in grado di dare o che abbiamo fatto percepire ad altri che siamo in grado di dare 🙂

In questo blog ho raccontato in più occasioni di quanto il tempo vada gestito correttamente, arrivando anche a parlare bene della pennichella per migliorare la produttività.

Oggi prendo spunto da un articolo appena letto per parlare di orario di lavoro…un tema legato a contratti nazionali ma soprattutto alla nostra cultura e alle nostre abitudini.

Secondo l’autore dell’articolo, Ilya Pozin, founder di Ciplex, il lavoro di 40 ore, con orario di entrata e uscita strettamente definiti è un fossile di un’epoca in cui il numero di ore di un dipendente cronometrato su una linea di produzione è stata una misura semplificata di produttività. Anche se la natura del lavoro è chiaramente cambiata, molte aziende stanno ancora adottando questo schema rigido senza considerare i suoi effetti su dipendenti e sulla loro felicità – due cose che dovrebbero convergere (!!)

Inoltre secondo la sua esperienza, offrire ai dipendenti la libertà di quando arrivare e andare ha il potenziale di aumentare la loro produttività. Si tratta di una situazione win-win.

Aggiungo io che questo non vale per tutti i ruoli aziendali, ad esempio un call center con degli orari ben definiti al pubblico ha la necessità che sia presente un certo numero di persone in determinati orari per cui affinché ci sia flessibilità è necessario un coordinamento.
Non vale nemmeno in situazioni in cui mancanza di leadership e autorevolezza vengono soppiantate da abuso di autorità e incapacità di coinvolgimento e motivazione dei collaboratori…ma sono ottimista e voglio affrontare questo tema proprio per dare degli spunti alle nuove generazioni di imprenditori, nella speranza che venga loro voglia di andare verso una leadership diffusa.

Queste sono le quattro ragioni per cui, secondo Ilya, è necessario smettere di definire l’orario di lavoro in maniera restrittiva:

Uno dei parametri di successo è il timbrare il cartellino in orario

Impostare parametri di tempo specifici per i collaboratori lega il loro successo a quando arrivano e lasciano l’ufficio (o a quanti straordinari fanno) – non a quali obiettivi sono stati raggiunti. La produttività non è legata alla presenza di un dipendente. Essere seduti a una scrivania o partecipare a una riunione non significa veramente che il lavoro è in fase di completamento e tanto meno che i risultati sono in fase di raggiungimento..

In varie situazioni aziendali strutturate mi è capitato di vedere che è proprio così, gente in fila per “timbrare” il cartellino…come non pensare ai film di Fantozzi!

Non costruire la fiducia

I dipendenti dovrebbero appassionatamente volere raggiungere i loro obiettivi. Lasciate che lo facciamo nei modi che ritengono opportuni. In questo modo, ci sono più probabilità che loro si sentano coinvolti e che sentano di “possedere” il loro lavoro e il desiderio di essere il meglio che possano essere.

Quando descritto è come dovrebbe essere, sarebbe importante educare e supportare i propri collaboratori a essere collaborativi e responsabili, ma non è per tutti facile trovare il proprio modo di essere produttivi né tanto meno sapere gestire correttamente una riunione.

E’ fonte di distrazione

E ‘altamente improbabile che le attività dei vostri dipendenti si inseriscano all’interno di un programma “dalle 9 alle 5”. Allora perché si desidera che loro siano bloccati a pensare a quante ore mancano alla fine della giornata lavorativa, piuttosto che soddisfare i loro obiettivi?
Bisognerebbe consentire ai dipendenti di determinare per quanto tempo debbano essere in ufficio per ottenere qualcosa.

Funziona contro il lavoro di squadra

Lavorare in una squadra può fare una grande differenza quando si tratta di produttività – anche se, avere singoli membri del team vincolati da orari prestabiliti produce spesso problemi tra chi è è più legato alle “lancette dell’orologio” e chi è coinvolto e orientato ai risultati del squadra. Sarebbe più efficace invece, spronare i dipendenti a concentrarsi sul raggiungimento degli obiettivi di gruppo e di collaborare per realizzarlo.

 

L’autore opera di sicuro in un contesto imprenditoriale in cui la sua visione è più facilmente adattabile al suo approccio rispetto al contesto Italia in cui la cultura di impresa avrebbe bisogno di maggiore tensione alla responsabilizzazione, al coinvolgimento, da parte di tutti, sia dipendenti che imprenditori.

Ma è che anche vero che in quanto esseri umani spesso ci adagiamo in situazioni che ci sono note e non sempre arriviamo a metterci in discussione, soprattutto se il sistema attorno a noi ha sempre fatto così…ma l’innovazione ha bisogno di cambiamenti per evolvere e di sicuro la gestione del nostro tempo è uno dei punti chiave.

Nella mia esperienza professionale ho avuto modo di sperimentare come la flessibilità dei tempi di lavoro facilita le persone perchè permette loro di migliorare il loro stile di vita e di conseguenza essere più produttivi e motivati.

Nella tua esperienza cosa accade?

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