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Da circa un mese è disponibile nel sito web del noto quotidiano Il Sole 24 Ore un drammatico aggiornamento degli effetti prodotti dalla crisi, ovvero il numero delle società fallite dal 2009, anno in cui si sono manifestati i primi effetti della crisi. I dati vengono prodotti dagli studi di Cerved Group attraverso un osservatorio che analizza, con cadenza trimestrale, l’andamento della crisi, riportando il numero dei fallimenti (e di altre procedure concorsuali) distinguendo i risultati per aree geografiche, per macro e micro settori e per tipologie di imprese.

Secondo l’osservatorio nell’ultimo quadriennio il numero di imprese italiane che ha dichiarato fallimento ammonta a più di 45.000, di cui, quasi la metà, operanti nel terziario (21.702), segue l’edilizia con 10.381 imprese dichiarate fallite, mentre nel settore dell’industria il numero ammonta a poco più di 9.000. Non esiste un settore che è rimasto immune dagli effetti della recessione, tutti i settori hanno subito gli effetti collaterali di un’economia italiana in piena emergenza.

Analizzando queste cifre sotto una lente geografica il nord ovest è l’area in cui si è concentrato il maggior numero di imprese dichiarate fallite, ben 14.573. Al secondo e terzo posto del podio spettano rispettivamente al centro (10.416) e al sud Italia (11.917). Al nord est invece ammontano “solo” a 9.757.

Un ulteriore studio di Cerved Group ha messo in evidenza un fenomeno a dir poco allarmante: aziende in bonis che scelgono la via della liquidazione volontaria. Imprenditori che decidono di gettare la spugna davanti a un futuro poco roseo e di scarsa prospettiva. Quel che preoccupa è che si tratta di decisioni volontarie, non forzate dallo status in cui riversa l’azienda. Nel 2012 le chiusure di aziende sane sono state 90.000 con un incremento del 2,2% rispetto all’anno precedente.

Dunque un 2012 che si è chiuso con record a dir poco inglorioso e i primi dati del 2013 di certo non sono di buon auspicio; se verrà mantenuto il trend negativo a fine anno si parlerà di passaggio di consegne tra il 2012 e il 2013 quale peggior anno da inizio della crisi.

“Dulcis in fundo” una curiosità tutta polesana: Rovigo rientra tra le prime dieci province d’italia con la più alta incidenza di fallimenti, settima posizione con il 4.4%.

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