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La parola che sto utilizzando più spesso in questo periodo è “ritorno ai fondamentali”, in contesti che sempre più chiamano il consulente a mettere a dieta le aziende, i loro piani strategici e il marketing che le stesse declinano. Ragionavo stamattina sul progetto Design Apart, un modello innovativo cui un imprenditore e un docente universitario hanno dato vita. Ne ha parlato anche Repubblica. Molto più in piccolo, ecco Futuro Gustoso, una serie di aziende si raccontano, altre portano da mangiare, un locale ospita l’evento. Vengono in mente modelli “di comunismo digitale” che forse danno per primi ragione ad un mondo più Social in cui i network come Facebook si rivelano gli ecosistemi strutturali che sono e devono essere e non fagocitano più (come stanno facendo) le strategie divenendone finalità, la dieta mediatica dei Social Network (concetto che sposiamo, ma è da noi rubato a più illustri penne) riporta gli archi a fare gli archi (i link) e i nodi a fare i nodi (le persone, gli oggetti, gli appartamenti, gli eventi, i presidi).

Il contenitore non fagocita più il contenuto, ne è legato in maniera dissolubile, liquida e mutevole. Un appartamento oggi ospita un momento e domani un altro. L’idea di misurare momenti di vita e di consumo stimola. Il contenuto (che può coincidere col prodotto) è protagonista di un roadshow, un tour in intersettoriale (presentiamo i mobili in osteria e il cibo al salone del mobile?), mentre il contenitore ripensa se stesso e l’intera linea distributiva in cui si sganciano il negozio, il negoziante e il prodotto, sostituiti da matrici e incroci tra fisico e digitale, venditori e ambasciatori, basi modulari e co-design di oggetti, funzioni e funzionalità

È in questo scenario che dobbiamo cercare le startup di domani, il lavoro di domani e la comunicazione di oggi. Una sfida per molti, una stella polare per chi scrive.

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