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Oggi la pubblicità punta sempre di più sull’online, mentre il consumo avviene tramite device dalle diverse caratteristiche.

La prima notizia ce la aspettavamo: i dati confermano che l’advertising è sempre più digitale. La spesa globale per il digital advertising ha oltrepassato i 100 bilioni di dollari, secondo quanto dice eMarketer (ripreso da Mashable), e le previsioni ritengono che il business crescerà di un altro 15,1% quest’anno. Se è vero che nel 2012 la crescita è stata del 17,8% , quindi maggiore di quella prevista per l’anno seguente, il rallentamento è da attribuire alla fisiologica conseguenza di una raggiunta maturità, per questo settore.

Va, prima di tutto, fatta una riflessione in merito ai canali destinati all’advertising. Prendendo ad esempio un’analisi di Business Insider, circoscritta al mercato statunitense, emerge che il 40% totale dei ricavi dell’advertising deriva dall’online.

Se la tv continua ad essere il canale preferito, la pubblicità online si avvicina sempre più, e appare essere oggi l’alternativa che merita maggiore considerazione, anche in conseguenza della netta parabola discendente della stampa. L’advertising sui giornali è ai minimi storici, oggi Google da solo produce in USA più income da advertising rispetto all’advertising totale di quotidiani e magazine americani.

Il digital advertising va ovviamente organizzato sulla scorta dei dati che riguardano le abitudini di fruizione degli utenti. Un primo segnale importante, è che negli Stati Uniti il tempo speso sui social network è oggi maggiore di quello speso sui portali. Facebook più di Google, insomma.

Un altro cambiamento sostanziale da non ignorare è relativo alla diffusione sempre più ampia di tablet e smartphone. Ad un consumo che avviene tramite uno schermo molto più piccolo e ad una fruizione più frammentata e rapida, l’advertising deve rispondere con una radicale riorganizzazione dei contenuti.

Nonostante le campagne “dedicate” siano più frequenti, ancora troppo spesso l’advertising online appare essere un semplice adattamento di quello destinato ai media tradizionali. Sembra, paradossalmente, che gli investimenti siano “dirottati” verso lo spazio online solo in coincidenza di campagne tv che non hanno ottenuto l’impatto sperato.

Se l’advertising è un modo di relazionarsi al proprio target, trovando spazio tra le sue abitudini di vita e di consumo, appaiono quindi necessarie nuove strategie che tengano conto del modo in cui queste abitudini si stanno trasformando. Strategie nuove che ancora pochi hanno adeguatamente adottato, un rinnovamento necessario per offrire nuovi contenuti, nuove opportunità creative, portando nuova linfa a tutto il settore.

(Credits image: http://www.tvdigitaldivide.it)

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