Email this to someoneBuffer this pageTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInShare on Facebook

C’è una bella canzone di Fabrizio De Andrè che si intitola “al ballo mascherato”, una canzone da cui prendiamo a prestito almeno la maschera. Il tema è caldo, e lo ragionavo con un manager di una grande realtà nel mondo della finanza: siamo pronti ad essere noi stessi sui Social Media? E soprattutto siamo pronti a farlo sapere?

Il nuovo Papa, le elezioni politiche, quella partita di calcio.. Tutti temi che ben si prestano ad un tweet o alla condivisione di uno status su Facebook, ma cosa succederà quando quel collega ed anche amico sul noto Social Network leggerà quelle mie parole un po’ piccanti? Se il mio cliente dovesse intercettare un tweet ambiguo a sfondo calcistico? Posso condividere su Facebook un’immagine politicamente scorretta?

Quando incontriamo una persona vendiamo le nostre competenze o anche parte della nostra vita privata? Possiamo dirci che le due cose possono e devono rimanere separate, ma ve la sentite davvero di rifiutare l’amicizia su Facebook a quel cliente? E al tempo stesso non vi da fastidio non poter scrivere una parolaccia perché siete una figura istituzionale o esposta? Questo è un argomento su cui ho ragionato molto, credo serenamente che nel momento in cui ci esponiamo sui Social Media, una piccola parte di noi viene data in pasto al pubblico ludibrio digitale, e non possiamo farci nulla. Ognuno di noi poi ha un certo carattere, energia e stile, che puo’ piacere o meno.

Sono giunto alla conclusione che le persone, i consulenti, le agenzie e le aziende, si comprano “a pacchetto”, se ritieni che il mio essere “grintoso” su Facebook (dove di certo, cliente, partner, stakholder non ti ho richiesto io l’amicizia) sia fastidioso o piccato, non può essere un mio problema. Come non ti scandalizzi nel vedermi senza cravatta se mi incontri al mare, non puoi lamentarti se su Facebook tifo smodatamente la mia squadra del cuore o addirittura mi schiero politicamente (questo è un caso ipotetico, per decenza non mi è ancora capitato).

Fin qui la teoria, ma la pratica? Siamo pronti a dirci queste cose, ma siamo pronti ad agire di conseguenza? Forse “noi del web” si, ma se lavori o aspiri a lavorare in una grande impresa, ben conscio che oggi i recruiter ti guardano su Linkedin ma una sbirciatina a Facebook non la lesinano (e quelle foto di Santorini2006…..), ti senti pronto a dire tutto e dare tutto? Al tempo stesso sei pronto a limitare la tua libertà per il bene di una cerata immagine che hai costruito?

Questo post lascia più domande che risposte, ma la sensazione è che sia un tema vero.

Commenti