Ciao, sono Ilaria! E sono una smartphone dipendente!

Ciaoooo Ilaria!

Molto probabilmente, in un futuro prossimo, inizierà così una riunione degli smartphone dipendenti anonimi.

Durante quest’ultimo mese, ho lavorare ad un progetto di comunicazione multimediale con le mie compagne di corso Irene e Marta, che ci ha portato ad analizzare la penetrazione di smartphone tablet e connessioni mobile nel nostro paese. I dati si sono rivelati estremamente positivi per il nostro lavoro che si basava anche sulla progettazione di un’app.

Come dimostrano le fonti Istat infatti, il mercato di rete va alla grande, nonostante l’Italia si posizioni solo ventiduesima nella classifica europea. Secondo la School of Management del politecnico di Milano, le cose non potranno che migliorare! Si stima che sul mercato italiano nel corso del 2012 siano approdati 32 milioni di Smartphone e 2,9 milioni di Tablet, con una crescita che raggiungerà rispettivamente i 50 milioni e i 12 milioni entro il 2015.

Fantastico! La nostra applicazione, e quella di chiunque altro, troverà terreno fertile! In particolare, il 73% degli utilizzatori della rete sono giovani tra gli 11 e i 34 anni che si connettono via mobile più e più volte al giorno con lo scopo di essere “always on”, interagendo con il proprio dispositivo mobile per controllare mail, ricevere informazioni, contattare amici e parenti, aggiornare stati su Facebook, partecipare a forum, condividere foto, twittare opinioni, fare check in su Foursquere, prenotare viaggi, seguire partite ed avvenimenti sportivi, guardare video su Youtube, vedere che tempo farà alla sera, ricevere indicazioni stradali, guardare in streaming conferenze e convegni, dare rivincite a Ruzzle o semplicemente sbloccare lo schermo per il gusto di farlo!

Ammettetelo! Anche voi vi siete riconosciuti in almeno uno questi comportamenti che vi legano in modo indissolubile dal vostro aggeggino intelligente. E ora che avete riconosciuto di avere un problema, siete pronti a fare coming out come me e ad unirvi alla sterminata quantità di dispositivi mobile dipendenti anonimi.

Che poi se ci pensiamo, tanto anonimi non sono!

Vi basterà alzare lo sguardo dal dispositivo che state utilizzando per leggere questo post, per trovare un’altra povera anima affetta da quella che pochi anni fa è stata denominata cellularomania. Ma le tecnologie avanzano così rapidamente, che anche le “addiction” ad esse riferite possono diventare obsolete nel giro di poco tempo. Con “cellularomania” infatti, si indica un tipo di dipendenza legata all’invio costante di sms, mms e chiamate in uscita. Insomma tutte le attività tipiche dei cellulari del passato. Con l’etrata in gioco di smartphon e tablet le cose si complicano. Alle dipendenze menzionate sopra, bisogna aggiungere quelle ai videogiochi e ai social networks, nonché il bisogno di reprimere tutti gli stati emotivi causati da mancanza di controllo o dalla solitudine, che possono sfociare in veri e propri attacchi di ansia nei casi più gravi.

Gli esperti infatti spiegano che alcuni tipi di mal utilizzo della tecnologia possono trasformarsi in psicopatologie in senso stretto. Immagino che adesso tutti quelli che qualche riga prima si erano riconosciuti nel profilo dello smartphone dipendente, al suono di “psicopatologie” abbiano storto il naso! Tranquilli! Gli esperti precisano che “solo alcuni comportamenti” possono sfociare in malesseri di tipo mentale e fisico. Nonostante io abbia sempre con me il mio iPhone non presento sintomi di questo tipo, e mi è capitato più volte di dimenticarlo a casa e di riuscire a sopravvivere tranquillamente.

In ogni caso esperti, o quasi, sull’argomento propongono strategie per alleviare questa dipendenza. Si tratta di veri e propri rimedi della nonna, che vanno dal suggerimento di inserire codici pin ad ogni azione (che dovrebbero essere un deterrente all’utilizzo per via della noia che comporta questa azione) alla cancellazione delle “app nemiche”, ovvero quelle che ci tengono in scacco e che sentiamo continuamente il bisogno di controllare.

Ma si possono seguire davvero questi suggerimenti?

Viviamo in un mondo dove orami tutto viene comunicato via internet e in tempo reale, possiamo davvero decidere di fare gli alternativi ed alienarci dagli smartphone?

Per me la risposta è no! O meglio, non sempre.

Più di una volta, svegliandomi alla mattina, ho pensato: “Basta! Oggi non accendo il telefono!” ma poi sono stata costretta a farlo. Questo perché gli smartphone ci danno risposte brevi in tempi rapidissimi. Posso venire a sapere che il mio treno è stato soppresso mentre sono ancora sotto le coperte o scoprire che fuori nevica con i  balconi chiusi (spezzo una lancia in favore di tutti quelli che nei social networks scrivono il tempo che fa). Chi me lo fa fare di alzarmi, vestirmi e partire alla volta della stazione per scoprire qualcosa che potevo sapere precedentemente e che mi avrebbe permesso di restare a letto ancora?

Sono una studentessa in sessione d’esami e i nostri professori comunicano con noi principalmente via mail. Quindi che si tratti della pubblicazione di un voto o di un semplice cambio dell’aula dove si effettuerà un esame, l’unico modo per venirlo a sapere è lasciare attiva la casella postale nel mio smartphone. In alternativa posso sempre contare sul gruppo di corso in Facebook, o sui compagni più stretti che mi avranno mandato un sms. Ma per farlo devo essere online. Ormai esistono applicazioni per tutto e la nostra vita sociale è fusa con quella social a tutti gli effetti.

Quindi cancellare un’applicazione non è sempre utile, miei cari esperti, e questo perché alla base della comunicazione via internet c’è un tacito accordo tra emittente e destinatario basato sulla simultaneità. I miei professori inviano mail perché sanno che noi le leggeremo e potremo arrivare nell’aula giusta anche se il cambiamento è stato segnalato solo qualche ora prima. Se io decido di ignorare questa comunicazione allora rompo il patto, ma a mio rischio e pericolo (essendo nell’aula sbagliata non potrò fare l’esame).

Forse il mio caso di dipendenza non è così grave come altri, ma credo che l’importante sia che ognuno cerchi di tutelarsi in base alle proprie esigenze, in modo da fare un abuso intelligente delle tecnologie che abbiamo a disposizione. Personalmente tengo quasi sempre il cellulare in modalità “non disturbo”, ovvero in super silenzioso con nemmeno lo schermo che si illumina quando arriva una notifica. Per questa cosa spesso vengo accusata di latitanza ma, così facendo, potrò decidere io quando azionare lo schermo e controllare cosa è capitato mentre io stavo studiando o ero a lezione o comunque ero impegnata a fare qualcosa che non richiedeva l’uso dello smartphone o del tablet. Credo che questo sia il compromesso giusto tra il restare “always on” e il bisogno di ricavarsi degli spazi personali.

Ma forse questi sono solo alibi che si crea una mobile dipendente e tra qualche anno ci ritroveremo tutti alle riunioni degli smartphone dipendenti anonimi con i pollici anchilosati.. a meno che, in un futuro, non vengano fatte anche quelle in diretta streaming o via twitcam, perché sarebbe un bel colpo di scena!

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